sabato 4 Aprile 2020
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Lumache: tempo di compromessi al Tram

E’ un tempo
ben speso quello in cui si dipana la rappresentazione teatrale andata in scena
al “Tram” di Napoli “Lumache” per la regia di Pietro Juliano.

E’ un tempo,
infinitamente lento quello delle lumache, un titolo che allude ai tempi infinitamente
sbrigativi dell’uomo che sedie ad un tavolo finemente apparecchiato.

Due commensali e un affabile cameriere, una cena di lavoro? di affari? di interesse?

Due commensali Lea Crivello, scrittrice reduce da un trascorso brillante esordio letterario, ora alla ricerca di un nuovo editore per il suo testo “scomodo” e Manuel Montedoro, pescecane senza scrupoli, editor che lavora per una grande Casa Editrice.

Foto: Marcello Merenda

Entrambi vogliono
la stessa cosa: portare a casa il risultato, ma a che costo? Si dipana così in
un crescendo di toni l’estenuante trattativa dei due che vede la consueta
contrapposizione di nobili ideali contro il bieco interesse.

Lea parte da
una posizione svantaggiata, il suo essere donna alza l’asticella del desiderio così
come la sua gonna a ruota tra un piroette e l’altra esibita dall’abile editore
disposto a tutto.

Nel mentre tra una portata e l’altra di lumache avidamente risucchiate da Manuel, si inserisce il garbo discreto del cameriere che apre una parentesi sull’accontentarsi di una vita e un lavoro che non è quella che volevamo.

Foto: Marcello Merenda

Cambiare si può ma impossibile farlo senza scendere a compromessi e allora si scende in basso, sempre più in basso e sale la voglia dell’editore di fare suo il corpo della fascinosa scrittrice.

Juliano ci induce a riflettere sul valore della lentezza, mette in luce l’istinto animale dell’uomo senza ipocrisie e ci invita a rifugiarci nell’accogliente guscio di una lumaca, forte e inamovibile.

drammaturgia e regia di Pietro Juliano
con Nello Provenzano, Cinzia Cordella, Peppe Romano
produzione Itinerarte

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.

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