lunedì 19 novembre 2018
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L’ossessione IMU della politica italiana

Imu-casaNemmeno nato che già rischia di fare una brutta fine, il governo Letta, che proprio ieri, in un C.D.M. flash ha nominato sottosegretari e viceministri. Quale ombra, minacciosa, preoccupa il nuovo esecutivo delle, nessuno ce ne voglia, “larghe intese”?Quella che è ormai divenuta la più celebre tra le imposte italiane, o almeno la più discussa e controversa: l’IMU.

Introdotta dal governo Monti nel “Decreto salva Italia”, è oggetto di discussione da quasi due anni; l’ossessione per questa imposta è stata rilevata dal suo stesso creatore, il prof. Monti, il quale in campagna elettorale sottolineò la possibilità, comunque, di intervenire in vista di una rimodulazione. Eppure, pedissequamente, ci viene, in maniera reiterata quasi come fosse una filastrocca, riproposta questa necessità di abolire l’imu sulla prima casa: perché gli italiani sono popolo di risparmiatori, ed il loro risparmio è rappresentato dalla casa che, dopo anni di sacrifici, sono riusciti ad acquistare. Sacrosanto, niente in contrario a tutto ciò.
Questa imposta potrebbe però, nei prossimi giorni, creare non pochi problemi al nuovo Esecutivo. Il capogruppo alla camera del Pdl, Renato Brunetta, vera mente economica delle trovate clamorose, e discutibili, di Berlusconi, ha dichiarato che “come promesso in campagna elettorale, gli italiani non pagheranno più l’imu”. Non particolarmente aderente alla realtà. Nel discorso alle camere per la fiducia, Letta, esponendo i punti programmatici, ha dichiarato solo una volontà di sospendere il pagamento della rata di giugno, per poi valutare degli interventi sulla struttura dell’imposta: esenzioni, detrazioni, riforma catastale. Niente, quindi, riguardo un’abolizione tout court dell’imposta sulle prime abitazioni. E questa “sola sospensione della rata di giugno” è stata ribadita da esponenti del governo, tra cui Franceschini, nonché da parte di esponenti di due dei partiti che sostengono il governo: Scelta Civica e Partito Democratico. Di tutta risposta Berlusconi ha detto che “o c’è un’abolizione totale o non ci stiamo”, tradotto: o abolite l’imu sulla prima casa oppure facciamo cadere il governo. Il leader del Pdl è cosciente di avere il coltello dalla parte del manico, potrà infatti dire agli italiani: “Come vi avevo promesso l’ho levata” oppure “io c’ho provato ma non me lo hanno permesso perché a loro piace tassarvi”, dopodiché, al momento giusto, far cadere il governo, ed il resto lascia poco spazio all’immaginazione.
Eppure l’annosissima questione dell’imposta sulla prima casa è un falso, falsissimo, problema. Perché? Vediamo alcuni dati : il gettito dell’imu su tutti gli immobili è stato intorno ai 26 miliardi di euro, quello dell’imu sulla prima casa di poco più di 4 miliardi, quindi meno di un quinto. Inserendo la quota dei quattro miliardi in considerazioni macroeconomiche si tratta de:
Due per mille del debito pubblico. Il 2,5 per mille del PIL. Il 5 per mille della spesa pubblica. Poco più dell’8 per mille  delle entrate fiscali. Il 4,6% della spesa per interessi. Meno di un quinto dell’intero gettito dell’IMU. E’ questo ciò di cui parliamo quando parliamo di IMU sulla prima casa”
ci dice Keynes blog. E, giustamente, continua:
Se i vincoli europei non esistessero, o anche se fossero solo minimamente razionali, considereremmo questi 4 miliardi per quel che sono davvero: spiccioli. L’abolizione dell’IMU sulla prima casa non  sarebbe la questione capitale su cui tutti sentono di dover dire qualcosa. Probabilmente non esisterebbe affatto” 
Sante parole. Gli italiani si trovano in una situazione difficile che sfiora, spesso la tragedia. Ma l’abolizione dell’imu è davvero la soluzione a tutti i mali? Probabilmente no. Aiuterebbe senz’altro, ma solo nel breve periodo, e meno di quello che si possa credere. L’economia non avrebbe stimoli rilevanti, come sostiene Brunetta, ed inoltre si farebbe un danno al bilancio statale che è perennemente sotto controllo da parte dell’U.E. (di oggi la notizia di una possibile chiusura della procedura d’infrazione contro l’Italia). La verità è, ed è questo che molti dimenticando di sottolineare, che abolendo in generale l’imposta su tutte le prime case verrebbero avvantaggiati si le famiglie in difficoltà, ma anche chi non lo è. Se si hanno 3 euro non li si divide a metà tra chi sta bene economicamente e chi sta male, ma li si danno tutti a chi sta male. Benissimo, quindi lasciamo la situazione così, senza apportare modifiche? Assolutamente no.
Ci sono alcune cose che potrebbero realmente stimolare, seppur non in maniera clamorosa, l’economia e dare aria alle famiglie ed imprese italiane (come si spera facciano i 40 miliardi di crediti liquidati):  rimodulare, in maniera razionale l’imu sulla prima casa, con un sistema di detrazioni, legate anche al reddito familiare o personale (non solo, è necessaria la riforma del catasto) , che, nei casi più particolari (reddito basso e difficoltà di far fronte all’imposta), diventi una vera e propria esenzione. In questo modo si eviterebbe di esentare dal pagamento il proprietario di immobile molto grande e con disponibilità reddituale elevata, ma si riuscirebbe a tutelare quei famosi risparmiatori italiani che dopo anni di fatica hanno acquistato la casa.
Abbiamo detto che il gettito dell’imu sulla prima casa è di poco superiore ai 4 miliardi di euro, una sua abolizione vorrebbe dire, quindi, sottrarre tale cifra al bilancio statale, una cifra che potrebbe addirittura arrivare ad 8 miliardi se comprendiamo anche la restituzione di quella del 2012 (come promesso da Berlusconi). Questi 4, o 8, miliardi in meno da qualche parte devono essere recuperati (visti i rigidi vincoli di bilancio ai quali dobbiamo fare fronte), e le possibilità di recupero non sono molte: tagli ulteriori alla spesa pubblica, al welfare (oramai in ginocchio), emissione di titoli di stato (che male verrebbero accettati dall’U.E.), oppure aumento tassazione su alcuni prodotti: alcolici, sigarette, gioco d’azzardo (e tanti saluti alla ludopatia). Questo è possibile ma certosino risultati certi, perchè questi sono beni a domanda elastica, ovvero se aumenta il prezzo potrebbe (di solito è cosi) diminuire il consumo e quindi il gettito non è assicurato. 
Perché complicarsi la vita? Pura propaganda, quindi.
Tito Boeri ha, giustamente, sostenuto come tutta questa discussione sia assolutamente inutile. Molto meglio sarebbe procedere ad una diminuzione della tassazione sul lavoro, in alcuni casi con vera e propria defiscalizzazione, agevolando quindi tanto l’impresa quanto il lavoratore, e di conseguenza le stesse famiglie. Una politica di questo genere vorrebbe dire sia gestire in maniera più elastica: non si abolisce un’imposta con una cifra certa ma si può, in base allo stato delle finanze, prevedere una defiscalizzazione crescente. Inoltre l’economia sentirebbe lo stimolo benefico in maniera più netta; le imprese dovrebbero far fronte ad un pressione fiscale meno gravosa sulla materia prima per eccellenza: il lavoro; sarebbero inoltre incentivate ad assumere, o non licenziare, quindi effetti positivi sull’occupazione. Lo stesso potrebbe essere fatto con una politica di detassazione sul consumo; per questo moltissimi economisti prestano più attenzione, e preoccupazione, all’imminente aumento dell’iva (anch’esso sospeso). D’altronde i fatti hanno dimostrato che ad un aumento dell’iva non corrisponde automaticamente un maggiore gettito ma una diminuzione dei consumi, quindi al contrario, meno gettito. Cercando di riportare la tassazione sul consumo ad un livello prerecessivo si stimolerebbe realmente l’economia ed il tessuto produttivo.
Il problema, a conti fatti, è ancora l’imu?
Francesco Marangolo