Roberto Burgio e Nello Mascia

Il sipario si apre… ed è subito Teatro

Fin dal dischiudersi del sipario questa nuova versione de “La rigenerazione” diretta da Valerio Santoro e della quale è protagonista un sempre ammaliante Nello Mascia, sembra portarci indietro negli anni, e non solo per l’ambientazione del racconto scenico, ma per quel bel modo di fare Teatro che l’allestimento pian piano disvela. Pur nella sua modernità, lo spettacolo sembra una di quelle rappresentazioni d’altri tempi, quando il Teatro era fatto con eleganza, professionalità e rispetto rigoroso per testi, spazi… e spettatori. Certo gran parte di questo successo è dovuta alla squadra di artisti-artigiani che compongono la compagnia, tutti bravi, impeccabili, misurati e accattivanti. Che bella compagnia!

Nello Mascia e Roberta Caronia

La storia e il senso della storia

Nel testo, forse poco noto ai più, ma tra i più significativi del teatro italiano, Svevo sviscera e porta in scena la trasformazione della morale nella vita moderna, ma anche la trasformazione degli umani conflitti in argomento da commedia. L’autore riesce a rappresentare con sarcasmo ed ironia il tema della vecchiaia e dell’inettitudine legata alla vecchiaia. Lo spettatore viene lentamente spinto a ragionare su quanto sia o meno vantaggioso un eventuale ringiovanimento; se sia giusto desiderarlo; se, forse, non sia preferibile vivere la propria esistenza accogliendone con fiducia l’evoluzione, fisica e psicologica. Un tema quanto mai attuale, oggi che si cerca a tutti i costi di riavvolgere il nastro della propria esistenza, senza mai riuscire a raggiungere la meta agognata e irraggiungibile.

Burgio, Nello Mascia, Massimo De Matteo, Nicolò Prestigiacomo

Una straordinaria compagnia di gran livello attoriale

Nello Mascia col suo impareggiabile carisma da maestro del palcoscenico, dà vita ad un intenso e convincente Giovanni Chierici, ultra settantenne che, nell’illusorio tentativo di tornare giovane, di ritrovare la libertà e il vigore dei tempi andati, si sottopone all’intervento propostogli dal cialtronesco nipote, interpretato dall’abile Mauro Parrinello. Nel singolare evolversi della sua esistenza, pre e post operazione, il protagonista è circondato dal cinico e sconsolato affetto dei familiari: la moglie accondiscendente e distaccata, una raffinata ed efficace Matilde Piana; la figlia, giovane e disperata vedova, l’elegante ed impeccabile Roberta Caronia; l’esuberante e vivace cameriera, la giovanissima Alice Fazzi, attrice di gran talento al quale il regista ha affidato anche due figure surreali che vivono solo nella mente del protagonista, donne di un passato lontano che il protagonista ha desiderato, ma che mai ha avuto la forza di ‘volere’ e che fanno parte di un illusorio futuro invano inseguita da Chierici; il geloso fidanzato della camerierina, autista-tuttofare della famiglia, magistralmente interpretato Nicolò Prestigiacomo. A completare la sfaccettata umanità che circonda il protagonista, l’integerrimo e rigido medico di famiglia, impersonato a regola d’arte da Roberto Burgio, e un altro uomo, anch’egli anziano, che prima di tentare l’operazione per ringiovanire vuol valutarne gli effetti ottenuti dal protagonista, ruolo affidato al bravissimo Roberto Mantovani. Spicca, nell’ottimo cast, Massimo De Matteo, che dà abilmente vita, con chiaroscuri tragicamente beffardi, al personaggio di Biggioni, migliore amico del defunto marito della figlia di Chierici, che lui corteggia appassionatamente e comicamente.

Alica Fazzi e Nello Mascia

L’eleganza, chiave di volta della messinscena

Possiamo dire che l’eleganza sia la cifra dell’intera messinscena: bellissimi i costumi di Dora Argento; indovinate e quasi impalpabili le musiche di Paolo Coletta; di grande effetto le scene di Luigi Ferrigno, suggestive e dinamiche, come le definisce lo stesso regista.
Anche se forse qualche indugiare di troppo rende alcuni momenti dello spettacolo un po’ lenti, la messinscena risulta riuscita, gradevole, raffinata. Non priva di idee originali e d’effetto, come gli sprazzi di luce e i riverberi di voce, che il regista adopera per ben rappresentare il mondo interiore del protagonista, i suoi desideri, tutto quel che avrebbe voluto e non è stato, tutta la sua voglia di recuperare quel che ha perso, conscio del fatto che ormai quel non sarà più.

La compagnia

Il sorprendente epilogo

Il regista abilmente tesse il sorprendente finale con la complicità della poliedrica scenografia, che si frantuma come l’animo del protagonista, ormai arreso all’evidente impossibilità di rigenerare il proprio corpo e il proprio animo d’anziano. Ci ritroviamo così in una dimensione ‘altra’, in un’atmosfera alla Kubrik… sembra di esser catapultati nel finale di “2001 Odissea nella spazio”… nella quale il vecchio Chierici dialoga con se stesso e con i propri fantasmi, inducendo lo spettatore a riflettere, lasciandolo ad interrogativi che ognuno fa propri, mentre il buio inghiotte la scena e il sipario cala.

Matilde piana e Nello Mascia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *