sabato 23 giugno 2018
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La nuova faccia degli antifascisti italiani

“I fascisti, in Italia, si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti.” La celebre frase, attribuita erroneamente allo scrittore e giornalista Ennio Flaiano è, in realtà, un aforisma da aggiudicare al meno celebre artista e scrittore Mino Maccari, che voleva testimoniare quanto i comportamenti violenti, negli anni ’80, non fossero prerogativa di uno solo di questi due schieramenti. La citazione è stata ripresa molto spesso nell’ultimo periodo post-Traini ed è diventata quasi un motto per sbeffeggiare i movimenti antifa italiani, i quali finiscono sempre più frequentemente sui giornali di cronaca per i danni arrecati alla popolazione ed alla polizia durante le manifestazioni.

Laura Boldrini in prima linea ad una manifestazione antifascista a Milano.

Il fatto che, nella speranza di cavalcare l’onda di entusiasmo antifascista, molti politici abbiano deciso di sostenere apertamente la causa ha sicuramente aumentato la risonanza mediatica nei confronti di questi gruppi che, in realtà, sono sempre esistiti.

Il colpo di grazia, poi, lo ha dato la discesa in campo di Laura Boldrini, la quale è stata spesso additata da molti avversari politici come una sorta di demone pronto a sottrarre ogni cosa agli italiani onesti per darlo agli immigrati scansafatiche (che, però, ci rubano il lavoro).
La combinazione tra antifascisti e Laura Boldrini ha presto acceso una scintilla di rabbia tramutatasi poi in un incendio di odio. Agli occhi di molti, infatti, i gruppi antifascisti sono, nel migliore dei casi, mostri alla pari dei fascisti. Nel peggiore, gli unici carnefici della situazione, rei di impedire la libertà di parola a chi la libertà, in qualsiasi senso, vorrebbe spazzarla via dal dizionario.

Va senza dubbio ammesso, però, che negli ultimi tempi i movimenti antifascismo hanno effettivamente creato una tensione sempre maggiore ovunque vadano, macchiandosi spesso dei crimini dei quali sono accusati.
Basti pensare al caso di Ursino, militante tra i più in vista di Forza Nuova, legato e pestato la notte dello scorso 22 Febbraio a Palermo.
Si tratta, dunque, di una lotta che somiglia sempre più ad una rissa tra ultras ubriaconi o tra clan camorristici e sempre meno ad una lotta tra due ideali contrapposti: la libertà e la soppressione di quest’ultima.
La domanda, però, per quanto provocatoria, è giusto che venga posta: in una nazione che permette a movimenti come Forza Nuova ed a persone come Luca Traini di esprimersi in libertà, era davvero così improbabile che si arrivasse ad una situazione simile?