lunedì 19 novembre 2018
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Italiani: popolo di risparmiatori

soldi_piantina--400x300Si è sempre saputo, che il popolo italiano, dopo quello giapponese, ha la più alta propensione al risparmio del mondo. Fino all’inizio degli anni ’90, si risparmiava essenzialmente per due motivi, per acquistare casa, prima o seconda non importa, e per garantirsi un certo futuro pensionistico attraverso polizze assicurative, piani pensionistici, piani di accumulo di capitale su fondi o azioni, e la propensione al risparmio era elevatissima, addirittura del 21, 6%, rispetto al reddito. Negli ultimi 20 anni, la propensione al risparmio degli italiani è crollata verticalmente, passando dal 21, 6% al 6,8%, con una perdita del 15% circa. Il tutto è stato causato in gran parte dalla crisi economico-finanziaria scoppiata nel 2007 con il fallimento della Lemhan Brothers, dalla quale, ancora, il nostro paese dimostra di non essere in grado di uscire, anche se già i prodromi della crisi si erano manifestati ad inizio degli anni ’90 in seguito a Tangentopoli.

In questi ultimi anni, poi, vi è stata una crisi profonda, economica e finanziaria per cui è subentrato nell’animo degli italiani uno stato di ansia ed angoscia per il futuro, che unito sia ad un inasprimento fiscale senza precedenti sugli immobili e sulle rendite finanziarie, sia ad un crollo verticale del mercato immobiliare e delle quotazioni degli immobili preesistenti, ha causato un blocco dei consumi ed un avvitamento su se stesso del ciclo economico, che non sembra, dunque, in grado di ripartire, le industrie hanno chiuso e si sono persi centinaia di migliaia di posti di lavoro, la cassa integrazione gli altri strumenti di sostegno al reddito sono ai massimi livelli mai registrati, la precarizzazione del lavoro e la sfiducia in coloro che non riescono a trovarlo oltre all’assurdo fenomeno degli “esodati”, sono macigni enormi che minano continuamente la propensione al risparmio degli italiani, adesso più che risparmiare devono cercare di arrivare alla fine del mese. La vera tragedia è sociale, perché il nostro è un popolo di persone che hanno smesso di fare progetti e di giovani che hanno smesso di sognare e che sono costretti ad emigrare per trovare lavoro.

Gli stimoli esterni della Bce, non riescono a far ripartire i consumi interni, la crisi dell’Unione Europea e il dibattito anemico nei confronti dell’euro, spaventano e disorientano gli investitori e i cittadini stessi dell’Unione, il credit crunch non consente alle imprese di effettuare investimenti, ma anzi il restringimento degli affidamenti è stato spesso causa del fallimento di tante imprese, i debiti pubblici nei confronti delle imprese tardano ad essere onorati, tutto questo comporta una crisi sociale dagli effetti catastrofici, perché le persone sono impaurite, non vedono avvicinarsi la tanto prospettata ed auspicata ripresa, ma anzi intravedono nella luce in fondo al tunnel un treno che gli viene contro a grande velocità. Il tutto viene ad essere confermato da una recente “ indagine sulle strategie di risparmio e investimento a livello globale “ promossa dalla Nielsen, in cui si evidenzia tutto il timore per il presente, ma soprattutto per il futuro, infatti le maggiori motivazioni attuali per il risparmio sono essenzialmente quelle legate al Futuro dei Figli, nel 21% dei casi e quello legato a spese impreviste sulle abitazioni per circa il 16%. Quando si parla di esigenza di tutelare il Futuro dei figli, si fa ovviamente riferimento implicito al sempre maggior venir meno dello Stato Sociale, per cui toccherà sempre più alle famiglie e meno allo Stato pensare a risolvere i problemi legati alla previdenza, sottoscrivendo fondi pensione, pip, o polizze ad hoc, a quelli della  salute, attraverso la sottoscrizione di polizze sanitarie, a quelle legali, con polizze ad hoc etc, mentre il continuo inasprimento della tassazione sugli immobili che nel frattempo hanno visto anche dimezzare, in alcuni casi, il proprio valore, insieme alla rivalutazione degli estimi catastali, hanno spaventato il popolo italiano che davvero non sa cosa aspettarsi e non sa concretamente quanto gli costerà mantenere ciò che con il duro lavoro, negli anni ha costruito. Scompare dai motivi di risparmio quello dell’acquisto della casa, che oggi è vissuto più come un problema che come una opportunità, considerando anche che quasi l’80% degli italiani possiede almeno un immobile. Il mattone, si sa, in Italia era considerato sacro, la ripresa dopo la seconda guerra mondiale ed il boom degli anni ’60-’70 è stato dovuto in grandissima parte al settore dell’edilizia ed alla rivalutazione spropositata, in alcuni casi degli immobili stessi, oggi che siamo in netta controtendenza, gli italiani, poco propensi ad investimenti in apparenza più rischiosi, si ritrovano in grande difficoltà.

Dall’indagine recente, risultano, poi, sempre importanti gli accantonamenti per una certa serenità previdenziale attraverso la sottoscrizione di Fondi Pensione 13% e quelli legati a problemi di salute 10% e a quelli legati alla perdita del lavoro 10%. Da questa indagine emerge chiaramente una preoccupazione per il futuro e una certa rassegnazione per il presente, mentre in passato il risparmio era legato a dinamiche diverse quali ad esempio un semplice differimento nel tempo per effettuare un investimento (casa). Francamente, non so quello che accadrà in futuro, ma credo che senza una scossa importante, senza una cd. Rivoluzione Copernicana, con un nuovo Piano Marshall, per intenderci attraverso immissione di liquidità nel sistema per almeno 300-400 miliardi con grosse opere pubbliche e con grossi investimenti in ricerca ed innovazione, difficilmente usciremo dalla paralisi che ci attanaglia. Solo ora comprendo una frase che mi venne detta nel lontano 2007, da un mio parente economista che oggi non c’è più ovvero: “ci pagheranno per consumare”. Non riuscivo a comprendere assolutamente il significato di quella frase, pensavo anzi che fosse una grande sciocchezza. Invece, questo mio parente aveva capito perfettamente quello che sarebbe successo da lì a pochi anni, ovvero il crollo del sistema capitalistico, il crollo della domanda interna, la perdita del potere d’acquisto reale, il crollo dei consumi, la deflazione in atto, e la crisi o diminuzione del risparmio e quindi se vogliono che il ciclo riparti, devono finanziarcelo.