venerdì 16 novembre 2018
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Il tango di Hugo Pratt in mostra a Napoli

10945648_10152680720167799_4868412081559181559_n“Corto attraversa ancora una volta l’Atlantico. Arriva in Argentina dove viene coinvolto in una storia che è quasi un film poliziesco. Deve scoprire che fine ha fatto una sua vecchia amica, Louise. Per farlo si scontra con la polizia locale. È il 1923″.
La passione, la vita e l’amore, scorrono liberi nell’inchiostro che esce fuori dalla penna del maestro Hugo Pratt, meglio noto come il papà di Corto Maltese, il suo personaggio icona.
Nel 1986 al Grand Palais di Parigi viene ospitata una grande mostra delle opere di Hugo Pratt, contemporaneamente ai Vermeer e ai Rembrandt, dopo Picasso, Cèzanne, Watteau, Reynolds e tanti altri maestri. Il fumetto viene ufficialmente sdoganato dall’essere un’arte minore. 
Per quell’occasione, gli Editori del Grifo pubblicano una cartella di enormi serigrafie 70X70, firmate da Hugo Pratt di un meraviglioso Tango tra Corto Maltese e, ufficialmente Louis Brooks, la famosa attrice degli anni ‘20 alla quale si era ispirata la famosa Valentina di Guido Crepax.
Dodici sequenze in chiave Pop del sensuale ballo. Non si vedono mai le figure intere, ma solo dettagli di labbra, piedi, volti, giarrettiere.

Ora quelle tele rivivranno nella notte degli innamorati a Napoli.
La mostra “Hugo Pratt, Tango” verrà inaugurata sabato 14 febbraio alle 18.00, negli spazi della galleria Hde in via fiorelli a Napoli ed è inserita nel programma della Notte degli innamorati dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli.
Basterà guardare le serigrafie esposte anche solo per un attimo e sarete travolti dalle note del più struggente e sensuale tango argentino.

Hugo Pratt-Tango
Dal 14 al 28 febbraio 2015
Galleria Hde, via g.Fiorelli 12 Napoli
wwww.hdestudio.com

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.