mercoledì 14 novembre 2018
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Il petrolio scende, ma la benzina è sempre cara

imagesLa quotazione del petrolio WTI (West Texas Intermediate), ovvero il tipo di petrolio texano che vene usato come parametro sul mercato dei futures al Nymex scende ancora toccando i minimi. Ieri mattina il future con consegna Aprile ha toccato i 42,66 dollari al barile. La speranza è che a questa nuova discesa del prezzo del petrolio corrisponda una riduzione del prezzo dei carburanti il quale potrebbe tornare sui livelli di qualche mese fa (1.30 diesel e 1.40 benzina). Purtroppo alla caduta del prezzo del petrolio non corrisponde sempre una discesa dei prezzi ai distributori o, perlomeno, non come ci si aspetterebbe. Innanzitutto, perchè scende di nuovo il prezzo del petrolio? Aldilà delle teorie speculative, in primo luogo il forte calo della domanda di petrolio, a fronte di una produzione mondiale che non accenna a decrescere, (negli Stati Uniti il fenomeno degli shale oil ha prodotto un’inaspettata rinascita energetica) produce uno squilibrio che, primo tra tutti, l’OPEC dovrebbe sanare, ovvero quell’organismo che nacque come contraltare negli anni ’60 allo strapotere delle cosiddette “sette sorelle”, come le soprannominò Enrico Mattei, cioè quelle compagnie petrolifere che facevano cartello e gestivano l’intero mercato petrolifero. Tra i compiti dell’Organismo dei paesi esportatori di petrolio c’è quello di regolare la produzione e stabilire i prezzi. Il calo della domanda, però, potrebbe anche essere l’effetto di una transizione nel mercato delle rinnovabili e questo dato, se fosse confermato, dovrebbe indicare una certa inversione di tendenza e positiva. Anche l’IEA (International Energy agency) che si occupa di monitorare le politiche energetiche dei paesi membri tra cui anche Italia e USA, ma attenta anche alle politiche dei paesi emergenti come Cina, India e Russia, ha rilevato come Cina ed Europa abbiano rallentato notevolmente la domanda di petrolio. Inoltre, la riduzione del prezzo della materia prima è controbilanciato dall’aumento del dollaro che è la moneta con cui si scambia l’oro nero, infatti questa, sul mercato valutario, continua a rafforzarsi nei confronti di quella europea. Ma se da un lato ci sono le leggi dell’economia dall’altro c’è il complicato meccanismo di formazione del prezzo della benzina che in Italia subisce gli effetti dell’applicazione delle accise, statali (dal 1° gennaio 2015, 0,728 euro per litro sulla benzina senza piombo, 0,617 euro per litro sul gasolio per auto ) e regionali (In Campania, 0,02582 per litro di benzina) e dell’IVA (22%) e chi più ne ha più ne metta. Un articolo de “LA Voce” (Prezzo della benzina in calo, ma chi paga è l’ambiente di G. Brosio del l7/03/15) mette in risalto una curiosità, invece, riguardo i costi sostenuti per la benzina in differenti paesi e alla domanda “chi, nel mondo, paga meno per un litro di benzina?” la risposta è “gli automobilisti venezuelani: a due centesimi di dollaro al litro”. Poi nella classifica si susseguono i paesi produttori come Libia, Arabia Saudita e Kuwait, mentre l’Italia è a quota 168 cent di dollaro per litro. A Hong Kong con 192 cent di dollaro si paga il prezzo più caro. Stando così le cose, sempre di più ben vengano le fonti alternative che potrebbero salvaguardare, oltre che l’ambiente, anche i portafogli dei consumatori.