sabato 25 Settembre 2021
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Il barbecue nel Condominio: tutto fumo e niente arrosto

Anche gli italiani, come tradizione americana, hanno scoperto la bellezza del barbecue.

L’unica differenza è che loro lo fanno nelle megaville con giardino e piscina, noi sul balcone con le ringhiere.

Ed è una differenza che si vede e …si sente !

I fumi del barbecue, infatti, immancabilmente raggiungono le finestre e i balconi, rigorosamente aperti in questo periodo,  dei proprietari limitrofi, creando fastidi e favorendo liti condominiali.

Se non esistono delle norme ad hoc per le grigliate a cielo aperto, esiste la tutela del codice civile, che, all’art. 844, permette qualsiasi “immissioni di fumo o di calore, esalazioni,  rumori, scuotimenti e simili propagazioni …se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi».

Quindi per valutare la liceità o meno di un’immissione bisogna considerare la tollerabilità o meno della stessa e, precisa la Legge, con la necessità di “contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà”.

In soldoni vuole dire che se abiti nei pressi dell’ILVA di Taranto devi tollerare di più (anzi molto di più) rispetto ad uno che vive in un bel Condominio a Posillipo.

Per dimostrare il superamento della “normale tollerabilità” occorre la perizia di un tecnico esperto oppure  il sopralluogo del personale dell’ ARPA (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) ed è evidente che mentre si attiva tutta la procedura, il barbecue è “bello e digerito”.

Sicuramente gli chef che si dilettano con un barbecue in muratura, cioè quelli fissi e dotati di una struttura solida e difficilmente rimovibile devono tenere ben presente l’art. 890 c.c. che, recepito da una sentenza della  Corte di Cassazione, li ha equiparati a devi veri e propri forni, con la necessità, quindi, di rispettare le “distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, quelle necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza».

E quindi, secondo una sentenza del 2016 della Suprema Corte (Cass 13449/16), nel caso in cui il regolamento edilizio comunale non preveda nulla, la canna fumaria deve essere costruita a una distanza minima di un metro e mezzo.

Un’altra fonte pattizia è il regolamento di condominio, che potrebbe prevedere delle specifiche norme per le grigliate all’aperto, come un determinato orario oppure proibirli del tutto, proprio per prevenire liti e aiutare l’ambiente e la sicurezza.

Infine last but not least, dovrebbe esserci il buon senso, ma è materia sempre più rara, a Taranto come a Posillipo.

francesco carbone
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