mercoledì 21 novembre 2018
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Le famose gesta di civiltà della premiata ditta Lega-PDL

lega-pdlSarebbe molto interessante sapere cosa passa per la testa di chi vota contro il provvedimento che serve ad estendere la copertura medico-pediatrica ai bambini degli immigrati irregolari. 

Siamo in Lombardia, consiglio regionale per essere precisi, è qui che si compie il misfatto (direbbe Lucarelli). Umberto Ambrosoli, leader della coalizione di Centrosinistra che si oppone alla maggioranza Lega-PDL, propone una mozione che permetterebbe anche ai figli di immigrati irregolari di usufruire del pediatra. Una norma di civiltà, tanta civiltà, verrebbe da pensare. Ed invece la maggioranza che sostiene Maroni vota contro, magari anche rivendicando la scelta senza un minimo di disagio, come fosse un qualsiasi rimborso spese, solo che se così fosse stato avrebbero votato a favore, anche due o tre volte se avessero potuto.

Ricorda vagamente la storia dei bambini di quella scuola del nord Italia, costretti a mangiare lontani dagli altri compagni perché rei di non aver pagato la retta per la mensa. Il sindaco quella volta era leghista, nemmeno fosse un marchio di fabbrica. “Non possiamo tollerare i furbetti”, si diceva allora, questa volta cosa si dirà? “Vogliono levare il pediatra ai nostri figli e darlo ai loro che non sono nemmeno italiani” o qualcosa di molto simile?

Ma, per quanto ci si sforzi, risulta estremamente difficile comprendere, quale sia il moto spirituale ,o  ancor peggio intellettuale, che spinge un uomo nel gesto di  impedire ad un bambino di pranzare con i compagni di scuola o addirittura negargli assistenza medica. Poi ci ricordiamo che, tra aggravante di clandestinità e reato di clandestinità (Bossi-Fini) un immigrato irregolare rischia anche il doppio di un italiano; eh be’, se l’è andata a cercare, la prossima volta nasceva in Italia.

Spesso si dice che i cittadini sono meglio di chi li governa. Vero, ma non sempre. Se i cittadini accettano con inerzia ed apatia tutto ciò, vuol dire che forse tanto meglio non sono.

Francesco Marangolo