sabato 30 Maggio 2020
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Il punto sul movimento ambientalista

Era il 20 Agosto 2018
quando, per la prima volta, Greta Thumberg decideva di protestare difronte al
Parlamento Svedese a causa dei cambiamenti climatici: da quel semplice gesto,
passato inizialmente sottotraccia, è nato nei mesi a seguire un evento dalla
portata mondiale, capace di coinvolgere milioni di persone nelle principali
città del pianeta, alimentando, soprattutto nei giovani, la paura per il
disastro ambientale che stiamo vivendo in questi anni.

Il movimento, denominato Fridays For Future, ha raccolto enormi consensi soprattutto in Italia, dove il numero delle persone a scendere in piazza il 15 Marzo per la prima manifestazione internazionale è stato inferiore solo a quello della Svezia stessa, patria della piccola Greta, divenuta nel frattempo simbolo dell’attivismo ambientalista globale.
Secondo le testate giornalistiche più accreditate, la protesta avrebbe superato i tre milioni di componenti, con picchi in città come Milano e Napoli, dove ha raggiunto un numero che si avvicina ai 15mila manifestanti, un numero raramente raggiunto anche dalle manifestazioni politiche più sentite.

Nonostante questo entusiasmo dilagante, però, FFF ha avuto un tracollo agghiacciante nel corso della seconda manifestazione del 24 maggio, dove nel capoluogo campano, per esempio, ci si attestava sui 2mila partecipanti o poco meno. Ma come è possibile che un movimento così dirompente, capace di far tremare le ginocchia anche ai “big” della politica e delle industrie, sia imploso su se stesso con la stessa velocità con la quale era giunto?
La risposta, probabilmente, è da cercare nella mancata organizzazione dei principali membri del movimento ambientalista: le alte sfere di Fridays For Future, infatti, sono composte prevalentemente dai componenti più influenti dei principali centri sociali e dei principali gruppi studenteschi, oltre che da ambientalisti di vecchia data.

Si è fatto presto,
dunque, a trasformare l’organizzazione in un gioco di potere, capace di far
ristagnare il tutto e spegnere l’entusiasmo: non si è stati capaci di dare un
colore politico, un programma solido o una connessione tra i vari collettivi
degli studenti, come invece era stato ideato nelle prime assemblee di FFF.
Il movimento, però, non è detto che sia sulla via del tramonto: trattandosi di
un periodo di scarsa attività politica, si può dare colpa di parte del problema
alle tempistiche infelici. Per il resto, invece, il processo di ripresa della
lotta ambientalista forte e consapevole sta tutto nelle mani e nelle coscienze
dei dirigenti di Fridays For Future.

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