La tragedia avvenuta nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio a Crans-Montana, legata all’incendio scoppiato all’interno di una discoteca, “Le Costellation”, ha mostrato il volto più fragile della sicurezza nei luoghi di svago, proprio in un Paese come la Svizzera dove le norme antincendio e di evacuazione sono tra le più severe d’Europa. Un contesto notturno, fatto di musica alta, luci artificiali e affollamento, si è trasformato in pochi istanti in una trappola, dimostrando come basti una sola falla perché l’intero sistema crolli.

Come sarebbe dovuto essere, anche le leggi svizzere impongono materiali ignifughi, uscite di emergenza chiaramente segnalate, sistemi automatici di rilevamento fumi e limiti precisi di capienza, ma il rispetto formale delle regole non garantisce sempre la sicurezza reale. In molte tragedie simili, anche a Crans-Montana, emergono criticità ricorrenti come il sovraffollamento tollerato, percorsi di fuga ostruiti, porte chiuse per ragioni di controllo, personale non adeguatamente formato alla gestione dell’emergenza, salvo per Stefan, il buttafuori eroe che ha sacrificato sè stesso per salvare tre giovani vite. Tutti elementi che, sommati, trasformano il panico in destino gelido, come il ghiaccio che ricopre la cornice montuosa svizzera.
Tra le cause scatenanti più frequenti vi sarebbero impianti elettrici non aggiornati, l’uso improprio di effetti pirotecnici o fiamme libere, l’accumulo di materiali combustibili in ambienti chiusi e scarsamente ventilati. Errori certamente evitabili, spesso frutto di superficialità o di compromessi economici. Nella nazione elvetica, i controlli periodici sono obbligatori, ma nessuna ispezione può sostituire una cultura della sicurezza costante, quotidiana, condivisa e rispettata.

L’incendio ha evidenziato anche un altro aspetto cruciale: il fattore tempo. In spazi chiusi, il fumo uccide prima del fuoco, dove ogni secondo perso, ogni esitazione, ogni uscita non immediatamente visibile riduce le possibilità di salvezza. Tecnologie e norme esistono proprio per guadagnare quei secondi, ma devono essere applicate con rigore e responsabilità, qualità che sono state vanto per la Svizzera da sempre, sopra quel piedistallo che adesso scricchiola. Addirittura, lo stesso sindaco della cittadina, Nicolas Fèraud, ha ammesso una carenza di controlli protrattasi dal 2019, lasciando intendere, con un’allusione appena velata, che simili criticità non riguardano solo il contesto locale ma possono verificarsi ovunque, persino nella ritenuta “civilissima” Svizzera. Oggi però restano pareti annerite e nomi incisi nella memoria collettiva di 40 ragazzi che volevano solo iniziare il nuovo anno con tutti i buoni propositi.

Crans-Montana, illuminata dalle sue montagne, conserva un’ombra silenziosa. Come neve calpestata che non riflette più la luce del mattino, tra le montagne immobili, resta un silenzio pesante, dove ciò che è stato dimenticato riaffiora lento, ricordandoci che la mancanza di sicurezza non si perde nel tempo, ma resta incisa nelle conseguenze.
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