lunedì 3 Agosto 2020
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Condanna a Nello Liberti per la canzone “o Capoclan” per istigazione a delinquere, plauso di Radio Siani alla magistratura per l’esemplare sentenza.

Il Presidente Giuseppe Scognamiglio:
“Giustizia è fatta! Siamo nati per contrastare questo tipo di narrazione!”

Enorme è
stata la soddisfazione da parte del gruppo di cooperanti e volontari di Radio
Siani La Radio delle Legalità appresa la notizia della condanna al neomelodico
Aniello Imperato, in arte Nello Liberti, per istigazione a delinquere per la
sua canzone “‘o capoclan”.

Liberti è
stato condannato a un anno e quattro mesi dai giudici per la canzone
incriminata che di fatto inneggiava e mitizzava la figura del boss Vincenzo
Oliviero, all’epoca reggente del clan Iacomino-Birra di Ercolano (Napoli).

Giustizia
è fatta! Questa sentenza è un altro traguardo che è stato apposto alla strada
che abbiamo tracciato nel contrasto alla camorra. Siamo nati per contrastare
questo tipo di messaggi e narrazione. Spero che adesso si capisca ulteriormente
e meglio l’azione d’argine del nostro progetto. La Radio e la Cooperativa
Giancarlo Siani sono nate proprio per contrastare e contrapporsi a quell’azione
contro culturale e degenerativa che rappresentava “Radio Carcere” e la sua mentalità
camorristica.”

Estorsioni,
violenze e omicidi erano le parole d’ordine dei clan che sottomettevano
commercianti, piccoli imprenditori e l’intera cittadinanza. E non ultima una
strategia ben precisa di propaganda, figlia sicuramente di un’analisi che
purtroppo non si può assolvere in queste poche righe: la gestione di una radio
pirata e abusiva diventata strumento di comunicazione per il clan, che proprio
attraverso canzoni come questa di Liberti commissionata e scritta addirittura a
quattro mani dal “Capo Clan Viola” ha toccato l’apice. Sfruttando la
permeabilità del filone neomelodico in certi ceti sociali e la diffusione
capillare del mezzo radiofonico, si è tentato di normalizzare, sdoganando e
legittimando la cultura camorristica come unica alternativa.
Addirittura arrivando a
giustificare omicidi, condanne di morte, abusi di potere e violenza, il resto
lo lascio alla canzone che ha un messaggio cosi chiaro e diretto per chi ha gli
strumenti giusti per analizzarla”

Una
strategia di comunicazione sociale come ricordato anche da diversi protagonisti
che all’epoca hanno svolto il lavoro d’indagine, prima di questa sentenza, la
vicenda ha avuto più scettici che tifosi. Canzoni e dediche quotidiane
attraverso le antenne abusive di “radio carcere” che rappresentavano un
ulteriore schiaffo sul volto di tutta la gente onesta e perbene che provava ad
andare avanti nelle difficoltà giornaliere e con l’eterna paura di dover pur
sopravvivere in un territorio pericoloso e martoriato.

Ma la verità
vince sempre, e grazie al lavoro della Magistratura (ricordiamo il Procuratore
Capo della DDA di Napoli Cantelmo e il grandissimo Pierpaolo Filippelli e
l’attuale Ferrigno), le Forze dell’Ordine, i commerciati e i cittadini attivi che
sono nate realtà come la nostra e la FAI antiracket Ercolano che sul territorio
hanno attivato delle antenne sociali ponendosi in antitesi all’azione criminale.

Ci auguriamo
che Liberti capisca e chieda scusa a tutta la cittadinanza e, soprattutto, alle
famiglie delle vittime innocenti di camorra, come il nostro Salvatore Barbaro anche
lui un giovane aspirante cantante.

Le canzoni
sono un potente mezzo di comunicazione, possono e devono affrontare temi
sociali, storie di proteste e momenti storici, cosi come narrare l’amore il più
potente e universale messaggio che esiste, ma questa di cui stiamo parlando non
è una canzone, qui siamo difronte ad un brano pro camorra ed è inaccettabile
quello che è accaduto. Ancor di più oggi, in questo momento storico della
nostra società sempre più priva di anticorpi morali.

Ad esprimere
soddisfazione è stata anche la FAI Antiracket di Ercolano, che da anni, assieme
alla Cooperativa e Radio Siani lavorano e promuovono la sana cultura della
legalità e del consumo critico.

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