lunedì 21 Settembre 2020
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Circle Tour Campania: I KIWI DI NAPOLI di Philipp Löhle

Dopo aver debuttato in anteprima al Teatro Kohlenpott di Herne, a la Friche la Belle de Mai di Marsiglia ed esser andato in scena sul palcoscenico del Ridotto del Teatro Mercadante di Napoli, domenica 31 marzo, ore 18.00, “I kiwi di Napoli” del drammaturgo tedesco Philipp Löhle arriva al Teatro Don Peppe Diana di Portici, per la rassegna “Circle Tour Campania”, organizzata dal Nuovo Teatro Sanità, in collaborazione con BLab e Tells Italy per le tappe porticesi, all’interno del progetto “Circle Festival”, dedicato alla drammaturgia europea, realizzato con il sostegno di MIBAC e SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. Il lavoro teatrale nasce nell’ambito di Cities on the Edge, progetto realizzato dal Goethe-Institut di Napoli e Marsiglia, che coinvolge dieci realtà artistiche che svolgono attività in aree definite marginali o di disagio. In scena, gli attori della compagnia under 30 del ntS’, Vincenzo Antonucci, Mario Ascione, Luigi Bignone, Anna De Stefano, Salvatore Nicolella, Gaetano Migliaccio, Federica Totaro e Beatrice Vento, adattamento e regia di Carlo Geltrude. Info e prenotazioni ai numeri 3470473498 – 3470963808 oppure all’indirizzo e-mail associazioneblab2016@gmail.com. Il costo del biglietto è di 10 euro.

A gennaio 2017, il drammaturgo tedesco Philipp Löhle ha condotto una residenza teatrale presso il Nuovo Teatro Sanità, nel corso della quale ha raccolto una serie di interviste fatte ai giovani attori della compagnia, e con loro ha visitato Napoli, facendo confluire il materiale nella stesura del testo. “I kiwi di Napoli” racconta il capoluogo partenopeo — in particolare le paure delle nuove generazioni viste con gli occhi dell’autore tedesco —, cercando di attraversare il velo sottile dei luoghi comuni che esiste tra la cultura italiana e quella tedesca. La vicenda si dipana attraverso le storie di un gruppo di giovani che, se all’inizio appaiono indipendenti l’una dall’altra, trovano nel finale un filo rosso che le unisce. Tre storie, tre emergenze, tre tipi di paura che attanagliano la mente dei protagonisti: la paura di non trovare lavoro e di potersi realizzare nella propria città; la paura che la criminalità organizzata possa occupare e gestire in qualche modo la propria vita e la paura atavica, quella che ereditiamo da generazioni, rappresentata dalla grande montagna assopita che può svegliarsi da un momento all’altro.

La direzione dello spettacolo è affidata a Carlo Geltrude, che con “I kiwi di Napoli” fa il suo debutto come regista: «È una possibilità incredibile — spiega Geltrude —, quella che ci ha offerto il Goethe- Institut, con questo progetto. Non pensavo che il mio debutto alla regia sarebbe stato internazionale. Io sono nato e cresciuto alla Sanità, sin dall’inizio del mio percorso all’interno dell’ntS’ sono stato spinto a uscire fuori dal quartiere, a confrontarmi con quello che era oltre la mia visuale, prima con numerosi progetti in giro per l’Italia, in cui sono stato coinvolto da Mario Gelardi, poi con la mia formazione all’Accademia del Mercadante, e l’anno scorso circa novanta repliche della Paranza dei Bambini mi hanno portato in diverse piazze italiane. Cities on the Edge mi ha permesso di fare un salto artistico, perché non solo ho potuto realizzare un mio spettacolo, ma ho avuto modo di conoscere artisti di diverse nazionalità, di formarmi, confrontarmi e infine di collaborare con loro. Credo sia un primo punto di arrivo importante del mio percorso. Ringrazio la direttrice del Goethe- Institut di Napoli, Maria Carmen Morese e spero che ora il lavoro di questi anni si veda soprattutto in scena».

Costo del biglietto: 10 euro

Info e prenotazioni:

3470473498 | 3470963808

associazioneblab2016@gmail.com

Programmazione:

domenica 31 marzo, ore 18.00

Teatro Don Peppe Diana, viale Tiziano 15 – Portici (Na)

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.
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