martedì 2 Marzo 2021
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La libera espressione, l’arte e la censura: il Comune di Torino ritira il patrocinio alla Mostra LGBTE

manifesto-lgbt-torinoL’amministrazione comunale di Torino, retta da Piero Fassino, ha ritirato la scorsa settimana il patrocinio alla Mostra Internazionale d’Arte LGBTE (La Grande Battaglia Trova Esito), in seguito alle polemiche scatenate dalla pubblicazione di una locandina che, a detta dei detrattori, urterebbe la sensibilità e la cultura cattolica.

A chiedere la “censura”, tra i tanti, il consigliere indipendente Giuseppe Sbriglio e Maurizio Marrone, capogruppo in consiglio comunale per Fratelli d’Italia. Quest’ultimo dichiara in un commento sul proprio sito: «Un’obesa nuda che calpesta le immagini di Gesù Cristo e della Vergine Maria è la nuova frontiera dell’arte omosessuale che il Comune di Torino ha ritenuto di voler promuovere con il patrocinio della Città e, chissà, magari anche con finanziamenti. Le lobby gay non pensino di godere di una licenza di offendere la sensibilità altrui, soprattutto quella cristiana in un momento storico di feroci e cruente persecuzioni subite per la fede in quelle immagini sacre così oltraggiate dalla cosiddetta arte lgbt».

In difesa della locandina è intervenuto Silvio Viale, esponente dei Radicali e consigliere comunale del Pd: «Al di là di ogni legittima critica dell’autore e dell’opera, le proteste ipocrite di alcuni miei colleghi sono sintomo di “bacchettonite” acuta, che li classifica al pari dell’intolleranza degli integralisti che si schierarono contro le vignette su Maometto e l’Islam. In particolare, è insopportabile l’ipocrisia di chi allora difese le vignette contro l’integralismo, è vergognoso ogni riferimento alla donna grassa, come se fosse una colpa più pesante. Si tratta di arte e di un messaggio simbolico chiaro. Forse sono stati accecati dalla fretta e si sono dimenticati dei nudi di Botero. Come non hanno nemmeno pensato che l’allegoria simbolica non riguarda Dio, non è contro Dio, ma contro l’interpretazione ecclesiastica terrena, con riferimento esplicito alla omofobia della Russia di Putin. Mi auguro che Torino possa confermarsi la Capitale delle libertà civili e manifestare anche in questo caso rispetto e tolleranza. Non basta lavarsi la coscienza con una mozione ogni tanto contro l’omofobia. A me il manifesto sembra bello, mi piace e colpisce nel segno, per cui ai malati di “bacchettonite” dico: “fatevi una camomilla!”» e ancora: «Si tratta di una provocazione artistica e la locandina pone l’accento sull’oppressione della religione sulla donna e sulle tematiche Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), richiamate dall’acronimo della mostra (LGBTE). Si poteva non dare il patrocinio, cosa che sarebbe stata incomprensibile, ma ritirarlo è una stupidata. invito Fassino a documentarsi. Non credo che mettere all’indice una mostra fotografica sia una buona idea per la Torino Capitale dei Diritti».

A dire il vero della modella over-size Morena Romani, che si dichiara di religione cristiana, e del fotografo Mauro Pinotti, però, non c’è nell’immagine nessuna volontà di provocazione o offesa nei confronti della Chiesa, l’immagine non vuole affatto denigrare la religione, ma solo esaltare la superiorità della donna rispetto all’uomo, rappresentare il vizio capitale della superbia con una donna. La settima edizione della mostra si intitola infatti S.A.L.I.G.I.A., come ricorda Telemaco Rendine, ideatore della stessa, e vuole rappresentare i sette vizi capitali: “l’immagine esalta il valore di quello che dice la religione stessa sul peccato – dice- non puoi metterti al di sopra di qualsiasi cosa, questo è il peccato di superbia”.

Viene spontaneo chiedersi, in seguito a tutte le polemiche, perché lo stesso Stato, laico, che si è sentito in dovere di intervenire in difesa della sensibilità “calpestata” (quella cattolica), sia invece rimasto dietro le quinte quando la dignità calpestata era proprio quella della comunità LGBT, da parte della Chiesa cattolica. Non è un po’ troppo pretendere ora sensibilità da parte di chi è stato definito “contronatura”?

Viene spontaneo chiedersi che pericolo rappresenti un’immagine che viene sottoposta a censura: la paura è forse che alcuni fedeli dopo aver visto la locandina smettano di essere cattolici o diventino omosessuali?

Viene spontaneo chiedersi, ancora, se l’indignazione c’è stata perché è stata offesa la sensibilità dei cristiani, o perché la modella è obesa. Mi pongo questa domanda perché nei commenti pro-censura viene menzionata sempre la stazza di Morena: se le sue misure fossero state 90-60-90, come quelle canoniche, l’immagine sarebbe stata censurata ugualmente?

Ma più di ogni altra cosa ci si chiede se l’Italia sia capace oggi, nel 2014, di giudicare un’immagine per ciò che realmente è: un’immagine. Senza paraocchi. Insomma, se l’opinione pubblica riesca a discernere il giudizio estetico da quello morale.

Può piacere o meno, ma se ci limitiamo ad osservare la locandina, quello che viene rappresentato è una donna grassa, nuda, che mette una scarpa sulle icone ecclesiastiche. Un vero e proprio calpestare, ad onor del vero, non c’è, se non nello sguardo di chi la censura.

Un’altra interpretazione, per quanto azzardata, potrebbe essere che la donna si ribella alla violenza (il cui simbolo sono le scarpe, apparse anche in molte manifestazioni contro la violenza sulle donne), e che per farlo si appoggia alla fede.

Può essere considerata arte o meno, ma finché le istituzioni censureranno la libera espressione di una semplice locandina, una forma d’arte libera in questo paese rischiamo di non vederla mai più.

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