
Nella splendida cornice di Chiaia, nel piccolo spazio raccolto del Teatro Sancarluccio, “Anagramma di madre” si svela come un lieve sussurro che lentamente prende forma, fino a diventare un canto profondo, ma soprattutto necessario. Scritto da Betta Cianchini e diretto con sensibilità da Giuseppe Miale di Mauro, lo spettacolo affida alla coppia Antonio Guerriero e Luana Pantaleo, in scena come nella vita, il compito delicato di attraversare le pieghe più intime del diventare, prima che dell’essere, genitore.
In scena, il racconto si svolge come una ninna nanna dolce e inquieta, tenera e disarmante. L’attrice dagli occhi azzurri come il mare di Napoli, incarna una madre fragile e autentica, mai caricaturale, capace di restituire con misura il peso invisibile e spesso incompreso, del post partum. Lei, come in una prigione in quella culla candida espande la sua voce, ora incrinata ora luminosa, e accompagna lo spettatore in un viaggio fatto di stanchezza, smarrimento e amore viscerale.


L’attore dalla simpatia tutta made in Napoli, costruisce un padre sospeso, incerto ma presente, che silente combatte con il suo essere genitore, marito e uomo, restituendo con delicatezza il senso di smarrimento maschile davanti a un cambiamento così radicale. Insieme, i due attori tessono un dialogo credibile, fatto di silenzi, respiri e piccoli gesti che valgono più di mille parole.
La regia di è discreta, quasi invisibile, efficace, lascia spazio alle emozioni senza mai sovraccaricarle. Le luci, morbide e avvolgenti, disegnano atmosfere intime, accompagnando i passaggi emotivi come sussurri leggeri. La scenografia è essenziale ma evocativa, essa più che esserci, suggerisce tra i pochi elementi che bastano a ricreare un universo domestico che diventa specchio interiore dei protagonisti.

Il testo colpisce per la sua sincerità, evita la retorica e si affida a una scrittura viva, nutrita di testimonianze reali. Si ride piano, si trattiene il fiato, ma sopra ogni cosa, ci si riconosce. La platea tutta ascolta, partecipa e accoglie, non giudica ma comprende.
Alla fine, questo spettacolo con Luana Pantaleo, Antonio Guerriero e l’incursione studiata delle piccole Mia ed Eva, che dal pubblico rompono la quarta parete, come per palesarsi soluzione di ogni avversità, resta nell’aria come una melodia sussurrata prima di dormire, che è lieve in apparenza, ma capace di depositarsi nel cuore.

Insomma, “Anagramma di madre” appare come una culla che continua a dondolare anche quando tutto sembra immobile, ricordando che l’amore, proprio come un anagramma, trova sempre un modo nuovo per svelarsi.
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