lunedì 19 novembre 2018
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Alla Campania maglia nera della lettura: i libri non si leggono

In Italia si legge poco. Le statistiche parlano chiaro: il 9,1% degli italiani non possiede libri in casa e il 64% delle famiglie ne ha pochi. La Campania è il  fanalino di coda: il 71%  delle persone preferisce altro invece di leggere libri. A Napoli, si concentra di più questo fenomeno, nonostante ci siano biblioteche storiche, università, tipografie. Questo è dovuto alla bassa scolarità di un nutrito numero di abitanti provenienti dalle periferie, dal degrado, dal basso reddito.

C’è anche chi preferisce fare altre cose invece di leggere. Lo shopping, a Napoli, è molto in uso anche se ci si compra poco nei negozi. La televisione ha sostituito in gran parte questo piccolo oggetto di cultura e internet, con i social network, ha preso il sopravvento. In un era tecnologica, quindi, gli italiani preferiscono stare chini su uno schermo anziché sulle pagine di un libro.

I libri hanno avuto un boom di vendite negli anni che la televisione non era provvista di canali. Alla fine degli anni settanta, con l’avvento della televisione a colori, c’è sempre stata più gente che preferiva stare incollata ad uno schermo invece di leggere. Man mano, i libri sono finiti sulle bancarelle delle librerie, scontati e venduti ad un basso prezzo. Oggi a Napoli si registra il grave fenomeno della chiusura di librerie importanti, dovuto anche all’apertura delle  grandi catene di distribuzione, come è successo con la chiusura di molti negozi alimentari per i supermercati. Quando le librerie napoletane hanno chiuso i battenti, son rimasti a terra circa duecentomila libri, invenduti e temporaneamente portati in un deposito della Municipalità. C’è mancato poco che venissero dati in fumo, invece, sono andati al macero. Erano titoli di romanzi, che potevano riempire gli scaffali di biblioteche, associazioni, ospedali; forse un’opportunità in più di far crescere culturalmente molte famiglie che vivono nell’abbandono, regalandoglieli. Alla fine, per un’urgenza di sgombero, questo patrimonio cartaceo è andato perso. La lettura non ha mai affascinato tanto i napoletani e questo genere artistico è stato scavalcato da quello della canzone, della musica. A Napoli, nel cinquecento, si suppone sia nata la canzone mediante il canto delle lavandaie mentre lavoravano, e, quindi, la preminenza, di antica tradizione, si dà alle note invece che alle parole. Lo smartphone, con l’app apposita dell’editoria, ha rilanciato il libro elettronico che si può acquistare online e leggere dovunque. Ma non ha avuto molti seguaci, anche perché il libro cartaceo rimane pur sempre un mezzo affascinante da leggere con la luce del sole o artificiale, con il supporto tenuto comodamente in mano e non mediante un fascio di elettroni stretto in pugno. Con il suo designe elegante, il bel libro si colloca tra gli oggetti cari da conservare.