Biglietto di ingresso per “Cena di classe”, nella categoria “commedia corale italiana contemporanea”, in cui il regista, Francesco Mandelli, tenta di superarne i limiti categorizzanti con un approccio più maturo e consapevole alla memoria generazionale. Il film costruisce la propria ossatura narrativa attorno ad una rimpatriata scolastica, espediente classico che qui diventa pretesto per esplorare il tempo, le aspettative tradite e le identità costruite.

Spogliatosi dagli esilaranti panni di Ruggero De Ceglie, il regista Mandelli adotta uno stile apparentemente leggero, con una messa in scena dinamica e una fotografia calda che privilegia tonalità ambrate, quasi a voler suggerire una nostalgia attraverso un filtro. Tuttavia, dietro questa superficie accessibile, emerge una (prima) regia che cerca ritmo attraverso il montaggio serrato nei dialoghi corali, alternando momenti di improvvisazione, quelli che piacciono tanto al pubblico e anche al cast, a sequenze più strutturate. In alcune scene però, l’equilibrio tende a vacillare quando la platea si trova davanti a scene troppo lunghe rispetto a ciò che necessariamente dovrebbero durare, soffermandosi su dettagli, ma anche silenzi e/o azioni lente, che frenano inevitabilmente il flusso della storia. Al contrario invece, il resto del film risulta al servizio della battuta immediata, sacrificando la profondità emotiva.
La sceneggiatura, scritta dallo stesso regista, Francesco Mandelli, dagli attori Andrea Pisani e Roberto Lipari, poi da Tiziana Martini e Ignazio Rosato, è il vero campo di battaglia di “Cena di classe”. Da un lato, riesce a delineare archetipi riconoscibili da tutti come: gli ex bulli, il secchione, la ragazza irraggiungibile, quella innamorata del leader; dall’altro fatica a trasformarli in personaggi tridimensionali. I dialoghi oscillano tra autenticità e stereotipo, ma nei momenti migliori colpiscono per naturalezza e capacità di evocare dinamiche reali. Il film brilla soprattutto quando abbandona la comicità esplicita e lascia spazio a silenzi e sguardi, dove si percepisce un sottotesto più amaro.

Il comparto attoriale è eterogeneo. Beatrice Arnera che interpreta Nanè è innamorata di Guido Bonelli, cioè Andrea Pisani. C’è un insolito Herbert Ballerina che insieme a Nicola Nocella vestono i panni dei “bulli buoni”. Poi c’è Giulia Vecchio, Annandrea Vitrano, Roberto Lipari e Francesco Russo. Ruolo singolarmente simpatico spetta a Giovanni Esposito che recita i panni del bidello-amico degli studenti. E poi lo stesso Francesco Mandelli. Tutti offrono performance misurate e credibili, mentre altri rimangono ancorati a una recitazione leggermente televisiva, forse meno adatta al respiro cinematografico. La colonna sonora, dei “Pinguini tattici nucleari” accompagna senza invadere, utilizzata come elemento diegetico che rafforza il senso di quell’epoca condivisa.

In definitiva, “Cena di classe“ è un’opera imperfetta, piace ed è sincera, che tenta di parlare a una generazione senza sempre trovare il linguaggio giusto. È come una fotografia ritrovata in un cassetto: un po’ sbiadita, a tratti imprecisa, ma capace, per un istante, di far riaffiorare chi si era e far domandare se, in fondo, si è davvero cambiati.
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