Un’immagine che il tempo ha lievemente trasformato, senza mai scalfirla, resta quella di Ursula Andress, che il 19 marzo scorso ha spento 90 candeline.

Una figura, la sua, che ha attraversato il cinema europeo e americano lasciando un segno più sottile, fatto di presenza, mistero, libertà e bellezza, come quando in “Agente 007 – Licenza di uccidere” emerge dal mare col suo corpo statuario, d’orato. Nata a Ostermundigen, in Svizzera, nel 1936, Andress arriva al cinema quasi per caso, spinta da una bellezza fuori dal comune e da un’indole inquieta. Hollywood la accoglie negli anni ’70, ma è il ruolo di Honey Ryder accanto a Sean Connery a consegnarla alla storia. Quella scena, il bikini bianco, lo sguardo fiero fanno di lei un’icona immediata che però rischia di imprigionarla. Lei reagisce scegliendo ruoli diversi, tra Europa e produzioni internazionali, lavorando con registi e attori che le permettono di uscire dall’etichetta di semplice “Bond girl”, nonostante sia stata la prima. 

Fedele alla sua indole, anche nel privato l’attrice svizzera non si è annoiata. Dopo qualche relazione con personaggi celebri, tra cui quella con Jean-Paul Belmondo, ha vissuto una maternità lontano dai riflettori per proteggere uno spazio personale in un mondo che tende a divorare tutto, lo stesso mondo in cui però, oggi, alcuni genitori, mettono in pasto i propri figli, per rimanere o tornare “in hype”.

Negli anni più recenti, il suo nome è tornato alla ribalta per una truffa finanziaria che l’ha colpita duramente. Vittima di raggiri legati a investimenti, Andress ha visto parte del suo patrimonio svanire, ben 20 milioni di euro. Ma non si è ritirata in silenzio, ovviamente, ha intrapreso azioni legali, affidandosi a professionisti e denunciando pubblicamente l’accaduto, infischiandosene di possibili giudizi negativi. La vicenda si è risolta almeno in parte con il recupero di alcune somme e, soprattutto, con la riaffermazione della sua determinazione. Non una diva fragile, ma una donna capace di reagire… è pur sempre di una “Bond girl” che si parla.

Oggi Ursula Andress è memoria viva di un cinema che non esiste più, ma anche testimonianza di una resilienza discreta. Come una conchiglia levigata dal mare, ha attraversato tempeste e correnti, conservando dentro di sé un suono intatto, quello di un’epoca che, continua a farsi ascoltare ancora.

Fonte immagini: Google

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