“Dio salvi il Re!”… e lo scansi e liberi dall’ex Principe Andrea

Negli ultimi anni la figura del secondogenito della compianta Regina Elisabetta II d’Inghilterra è diventata una delle più controverse nella storia recente della monarchia britannica. Fratello minore di Re Carlo III e per decenni presenza stabile nei circuiti diplomatici e militari del Regno Unito, Andrea Mountbatten-Windsor ha visto la propria posizione sgretolarsi progressivamente a partire dal 2019, quando il suo nome è stato associato al caso Jeffrey Epstein, finanziere statunitense condannato per reati sessuali e morto in carcere nello stesso anno, per motivi “misteriosi”.

Il 16 novembre 2019 un’intervista televisiva concessa alla BBC segna uno spartiacque. Le spiegazioni fornite dal principino sui suoi rapporti con Epstein e con l’entourage del magnate, suscitano un’ondata di critiche senza precedenti, portando pochi giorni dopo alla decisione di sospendere ogni incarico pubblico. Nel corso del 2020 e del 2021 emergono ulteriori documenti e testimonianze che alimentano l’attenzione internazionale, mentre la pressione sull’istituzione monarchica cresce costantemente.

Nel gennaio 2022, Buckingham Palace comunica ufficialmente il ritiro dei titoli militari e degli incarichi reali di quel monello di Andrea, che da quel momento non può più rappresentare la Corona in alcuna funzione pubblica. Nello stesso periodo viene raggiunto un accordo extragiudiziale negli Stati Uniti con Virginia Giuffre, nota per essere stata una delle prime e più agguerrite accusatrici del finanziere pedofilo, che aveva avviato una causa civile legata al caso Epstein, chiudendo il procedimento senza ammissione di colpa ma sancendo definitivamente l’uscita di scena del principe dalla vita istituzionale.

Negli anni successivi, quel briccone di Andrea, si ritira quasi completamente dalla vita pubblica, lasciando il Royal Lodge di Windsor e mantenendo un profilo sempre più basso, mentre il suo nome resta simbolo di una crisi reputazionale che ha costretto la monarchia a ridefinire confini e responsabilità. Le decisioni prese dalla famiglia reale hanno evidenziato una linea netta, orientata a separare l’istituzione dalle vicende personali che ne avevano minato la credibilità.

Il 19 febbraio 2026, “per il suo 66° compleanno“, la Thames Valley Police arresta quel birbante di Andrew sospettato di “misconduct in piublic office” (abuso o cattiva condotta nell’esercizio di una funzione pubblica) legato alla divulgazione di informazioni riservate durante la sua mansione di inviato commerciale del Regno Unito, in relazione sempre alla questione Epstein. “La giustizia faccia il suo corso” dice il Re Carlo alle domande inerenti il fratellino dai brutti vizietti, il quale però, dopo circa 12 ore in custodia, tra un interrogatorio e l’altro, è stato scarcerato e non è stato formalmente accusato di un reato al momento del rilascio, ma rimane comunque sotto indagine dalle autorità britanniche.  

La storia dell’ex principe Andrea, assomiglia a un antico arazzo improvvisamente strappato: i fili d’oro del privilegio restano visibili, ma il disegno originario non può più essere ricomposto, perché quando il peso della realtà tira quei fili, nemmeno la trama più nobile resiste senza lasciare segni.

Fonte immagini: Google

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