Dal 13 febbraio al prossimo 8 maggio, il governo britannico sarà impegnato in una consultazione pubblica di 12 settimane sulla legge antifumo Tobacco and Vapes Bill che potrebbe garantire 88.000 anni di vita sana aggiuntivi entro il 2075 per la smokefree generation.

L’idea alla base è semplice: vietare la vendita di prodotti del tabacco a chi è nato dal 1° gennaio 2009 in poi. E allo stesso tempo innalzare di un anno, ogni anno, l’età legale per l’acquisto, creando la prima generazione libera dalla dipendenza dal fumo.

La proposta di legge, che ha superato la seconda lettura alla Camera dei Comuni, si propone di regolamentare anche i cosiddetti vapes, cioè le sigarette elettroniche monouso, vietando la commercializzazione di gusti accattivanti e di packaging colorati, imponendo anche restrizioni sulla loro esposizione nelle vetrine dei negozi. Soprattutto, si vuole estendere il divieto di fumo e svapo a determinati luoghi all’aperto (come parchi giochi, aree esterne di scuole e ospedali) e ambienti chiusi specifici (luoghi di lavoro e trasporti pubblici), dove vige già la restrizione antifumo.

Il fumo è tra le prime cause di morte evitabile, comporta invalidità e determina una cattiva salute.

Nel Regno Unito sono circa 80.000 i morti all’anno per fumo: causa uno su quattro dei decessi per cancro e uccide fino a due terzi dei consumatori a lungo termine. Con un costo annuale stimato di 21,3 miliardi di sterline, di cui circa 3 miliardi per il sostegno al servizio sanitario nazionale e l’assistenza sociale. A livello globale, il fumo uccide quasi nove milioni di persone all’anno, compresi circa 1,3 milioni di non fumatori che inalano fumo passivo (dati OMS). 

Il governo britannico stima che la legge possa ridurre di circa il 30% all’anno il numero di giovani che iniziano a fumare, mentre altre ricerche hanno ipotizzato una riduzione molto più contenuta, intorno al 5% annuo. Tuttavia, anche con questa stima sono indubbi i benefici sanitari sul lungo periodo.

Occorre, inoltre, evidenziare che le previsioni indicano progressi differenziati per la popolazione a seconda del reddito: chi vive nelle comunità a più basso reddito riscontrerà maggiori ostacoli al netto di mirati interventi di sostegno. Eppure, proprio nelle comunità svantaggiate il fumo è più diffuso: circa il 30% degli anni di vita sana aggiuntivi dovrebbe riguardare il 20% dei quartieri più poveri.

Non sono mancate critiche e preoccupazioni delle più disparate forme: dalla restrizione sulle libertà individuali, poiché tale disegno di legge sancirebbe il divieto della vendita di un prodotto legale ad una parte della popolazione adulta, all’impatto economico sui piccoli rivenditori e sull’intera filiera produttiva, passando anche per i timori che il divieto possa alimentare un mercato nero.

La proposta di legge britannica, se dovesse essere approvata, appare in linea con il più ampio dibattito sull’esposizione al fumo in Europa e non solo: la Svezia si avvia ad essere il primo paese al mondo ufficialmente “smoke-free” dal 2025, ma altri ne seguono l’esempio. Tuttavia va segnalato anche il caso della Nuova Zelanda, il cui governo è tornato sui suoi passi rimodulando la legge antifumo.

Attualmente, circa il 25% della popolazione dell’Unione Europea consuma tabacco, ma il Piano europeo di lotta contro il cancro (Europe’s Beating Cancer Plan) mira a ridurre la percentuale di fumatori nella popolazione a meno del 5% entro il 2040.

La strada è tutta da fare. Non basterà solo la legge per cambiare: il risultato è tutt’altro che pacifico.

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