Sinfonia d’Amore approda a San Giorgio a Cremano al Centro Teatro Spazio con un impianto scenico che lavora per sottrazione e armonia, adattato e diretto da Domenico Orsini e ispirato all’opera di Giuseppe Fava. Lo spettacolo si muove tra sogno e realtà, tra comicità e lirismo, alternando registri con una fluidità che restituisce la complessità dell’animo umano.
Una regia che compone emozioni
Orsini costruisce il lavoro in due movimenti preceduti da un preludio dal tono sospeso che prepara lo spettatore a un viaggio emotivo in cui parola, gesto e musica si intrecciano senza mai sovrastarsi. Nel primo domina la farsa, attraversata da venature grottesche che lasciano intravedere un’inquietudine sotterranea. Nel secondo, la scena si apre alla poesia più intima: un racconto di fragilità e disillusione che mette al centro personaggi in bilico, capaci di cercare luce anche nel crollo.
Il regista firma anche la traduzione dal siciliano del testo di Fava: un’operazione accurata e apprezzata dagli eredi dell’autore. L’intera narrazione si sviluppa nel solco tracciato dall’autore; i personaggi si fondono con la musica, diventando essi stessi strumenti con cui il regista intesse la “partitura scenica” della sua Sinfonia.
«Non a caso, ho rinominato gli atti “Movimenti” – spiega Orsini – dando loro sottotitoli mutuati dal linguaggio musicale: I MOVIMENTO, Amor profano, andantino patetico; II MOVIMENTO, Felice Speranza, cantabile senza voce; preceduti da un PRELUDIO adagio onirico».
Un cast che sorprende: attori in metamorfosi

Umberto Ranieri




Uno degli elementi più sorprendenti dello spettacolo è il lavoro del cast: Vincenzo Borrelli, Federica Aiello, Tiziana Tirrito, Domenico Orsini e Umberto Ranieri affrontano un doppio salto mortale, passando da un registro all’altro con una disinvoltura che conquista. Una compagnia di amici ritrovati, ognuno con il proprio bagaglio di esperienze messo al servizio della collettività.
Nel primo movimento sono caricature vivide, figure comiche che flirtano con l’assurdo; nel secondo diventano anime nude, personaggi completamente diversi per tono, corpo, voce. È un cambio di pelle netto che richiede precisione e coraggio e che il pubblico percepisce come un valore aggiunto.
Gli attori stessi vivono questa trasformazione come un privilegio. «È uno spasso», racconta Federica Aiello, sintetizzando l’energia che attraversa la scena: quella gioia artigianale del teatro che nasce quando si può giocare con identità diverse, reinventarsi, sorprendere. Per un attore, cambiare ruolo nella stessa serata è un dono raro, e la loro bravura sta anche – e soprattutto – nella nettezza del passaggio tra i due movimenti.
Da segnalare la prova di Umberto Ranieri, il più giovane del del gruppo, che dipinge con note chiaroscurali – vocali ed espressive – il personaggio di Otello nel primo movimento e quello del “colonnello” nel secondo.
Domenico Orsini: regista e interprete

Domenico Orsini
Oltre a firmare la regia, Orsini porta in scena due personaggi che sembrano appartenere a universi opposti. Nel primo movimento gioca con l’assurdo, con un’ironia che non perde mai eleganza. Nel secondo, invece, si mette al servizio della parola di Fava: il personaggio è più trattenuto, più interiore, e Orsini dimostra una notevole capacità di sottrazione. È un interprete che ascolta, che lascia spazio, una presenza equilibrata che sostiene senza invadere.
Fava: un autore che resta contemporaneo
Lo spettacolo è anche un omaggio a Giuseppe Fava, figura centrale della cultura italiana del Novecento, capace di raccontare l’uomo nella sua marginalità, nella sua follia, nella sua tenerezza senza mai indulgere nel sentimentalismo; Orsini e la sua compagnia raccolgono questa eredità e la restituiscono con rispetto e freschezza.
Ne nasce un teatro che non giudica, che non appesantisce, che affronta temi duri con una leggerezza che non è superficialità ma lucidità poetica. Un teatro dell’uomo, che si muove sotto il vessillo della dignità, dei sentimenti, anche nella miseria o nella follia di un vivere al limite.
Un finale che resta
Sinfonia d’Amore è uno spettacolo che vibra e si trasforma, accompagnando lo spettatore in un percorso emotivo complesso senza mai perdere grazia. Fa sorridere, commuove, disorienta. Non cerca l’effetto facile, ma lascia una traccia: come una musica che continua a risuonare quando la sala è già tornata al buio.
