mercoledì 21 novembre 2018
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Violenza sulle donne: aumenta l’uso di acido. Perchè tanta ferocia?

foto articolo donne e acido

La violenza sulle donne. Foto: lealidellafarfalla.com

Tre casi di aggressione con l’acido in circa un mese. L’ultimo è avvenuto a Milano ai danni di una donna in dolce attesa. Un sistema “finora non abituale, almeno non così continuamente”, come afferma il criminologo dell’Università La Sapienza, Vincenzo Mastronardi che avalla l’ipotesi che possa trattarsi di un fenomeno imitativo”. In sostanza, più se ne parla più il fenomeno entra nelle menti dei violenti e di conseguenza tale modalità si diffonde. Senza criminalizzare l’informazione, che è un processo fondamentale ed inarrestabile, la chiave consiste nel  fortificare di più la società in cui viviamo: “Non possiamo chiuderci gli occhi, bendare l’informazione nè bendare chi osserva l’informazione” –  continua Mastronardi – . L’aggressione e le tipologie dell’aggressione possono essere di diverse categorie. Si può trattare di un’aggressione occasionale, come lo stupratore, un approfittatore del momento, oppure l’aggressore dalla rabbia rimossa, cioè colui che ce l’ha contro tutte le donne e scarica la sua rabbia contro la prima che si trova davanti”.

Riguardo all’aumento dei casi di violenza contro le donne , il criminologo dichiara di essere convinto del bisogno di “aprire un capitolo sulla disistima di genere”: “Come dimostra la cronaca, è l’uomo, nella maggior parte dei casi, a perpetrare la violenza sulle donne, questo perché senza rendersene conto, ma avvertendolo subliminalmente, nella relazione di coppia non ha più il controllo che poteva avere fino a 40 anni fa sulla donna, quindi si sente in minoranza. Questa disistima di genere nel confronto con la donna da alcuni uomini viene accettato, per altri è un duro colpo al narcisismo personale e quindi aggredisce”. A tal proposito è aperto il “telefono trasparente per la generica aggressività” istituito dalla sua cattedra di psicopatologia forense alla Sapienza, che punta ad aiutare tutti gli uomini che intuiscono di avere un problema con la gestione della rabbia e della violenza. Mentre le donne, secondo Mastronardi, devono mirare alla propria protezione seguendo corsi specifici di autodifesa personale. La violenza sulle donne è un fenomeno sempre più dilagante non solo perpetrato per anni attraverso lo stupro, la forma di violenza più vile: oggi si parla di acido, si tende a “marchiare”fisicamente l’atto di violenza, per sempre, proprio come se si volesse “marcare il territorio”, come se si volesse ricordare a chi appartiene la supremazia.
Altra forma di violenza dilagante che nella maggior parte dei casi è ai danni del gentil sesso, è rappresentata dallo stalking, fenomeno questo, che probabilmente non è stato ancora inquadrato pienamente da chi di dovere. Sono troppi i casi di allontanamento imposto che finiscono con l’omicidio di lei. Così come stanno aumentando i casi di menomazione attraverso l’utilizzo di agenti chimici. Le violenze sono sempre più feroci, segno di una rabbia maschile crescente. Perché tutto quest’odio? Chi lo fomenta? Il problema, forse, risiede in una mentalità arcaica,  radicata in una società in cui il maschilismo ne è stato sempre a capo. Oggi se una donna entra in politica, se una donna pratica uno sport ritenuto “maschile”, se addirittura una donna fuma il sigaro viene additata come una “strana” che nella maggioranza dei casi finisce in critica. Bisogna rinnovare e svecchiare la società affinché ci si renda conto che il sesso cosiddetto “debole” in realtà non è mai esistito e che le donne come gli uomini hanno le stesse capacità, forze e soprattutto diritti. Sarà possibile tutto questo? voi come la pensate? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Bruna Di Matteo