martedì 11 dicembre 2018
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Violenza domestica e nessun diritto per le mamme: lo dicono i figli

foto articolo violenze domestiche

La violenza domestica. Foto: paganinotizie.it

Il panorama dipinto dal “Rapporto sullo stato della mamma oggi” presentato, in vista della festa della mamma, dall’associazione onlus Intervita nell’ambito della campagna di sensibilizzazione “Mia Mamma è (anche) una Donna” è pressappoco agghiacciante: bassa scolarizzazione, scarsa indipendenza personale ed economica ed un tasso di violenza domestica ancora alto.  La campagna  che analizza il mondo delle madri dal punto di vista dei bambini, ha coinvolto 1500 fanciulli di alcuni quartieri di Milano, Napoli e Palermo dove sono attivi i centri, per raccontare chi sono le loro mamme, che problemi vivono ogni giorno, cosa amano fare e cosa le rattrista. Per l’indagine sono stati individuati 5 aspetti chiave: educazione, emotività, uguaglianza ed emancipazione, violenza e libertà. I risultati più preoccupanti sono relativi alla violenza: dai colloqui è emerso un alto tasso di violenza all’interno delle famiglie. Nello specifico, in contesti particolari, le vicende di violenza domestica sulle madri sono talmente diffuse da essere spesso socialmente accettate e condivise.

In Italia, rileva il Rapporto, 6 milioni 743mila donne hanno subito violenza e 3 milioni 961mila donne hanno subito violenze fisiche. E sono 120 le vittime di femminicidio solo del 2012. Ma il dato più grave è che solo il 18,2% delle donne che hanno subito violenze li considera reati e solo il 7,2% li denuncia. Addirittura il 33,9% non ne parla con nessuno. Molte delle madri che frequentano i centri Intervita non godono di una piena libertà: non è concesso loro possedere un telefonino a causa della gelosia del partner. La maggior parte di esse, inoltre, non vive in maniera indipendente il proprio tempo libero: i mariti o i compagni gelosi o assenti per lunghi periodi da casa, negano loro di costruire spazi privati da dedicare al divertimento o al relax. Sono invece concessi spazi per la cura del corpo, purché esclusivamente a domicilio: luoghi affollati e promiscui, come le palestre, non sono particolarmente graditi dalle figure maschili. Per quanto riguarda l’educazione, affiora un senso di impotenza delle madri rispetto ai risultati scolastici dei figli; da parte di questi ultimi invece emerge un forte desiderio di rivalsa e riscatto sociale ed il desiderio di avere mamme maggiormente istruite in grado di assisterli nello svolgimento dei compiti a casa. Altro risultato shock riguarda  la totale assenza di dedizione degli uomini alle faccende domestiche, alla cucina ed alla cura dei figli.
La condizione delle genitrici in famiglia viene esternata dai figli anche mediante un elenco di desideri per le proprie madri riportati all’interno del dossier: “Vorrei che avesse il diritto di non essere maltrattata”, “Vorrei che avesse il diritto di scegliere cosa vuole dalla vita”, “Vorrei che avesse il diritto ad avere almeno 5 minuti tutti per sé, senza pensare agli altri”, “Vorrei che avesse diritto a un reddito di Mammanza”. Il rapporto è pienamente affine a due grosse problematiche che affliggono il Paese: la violenza sulle donne e l’agonia della Famiglia. Come riscontrato per la questione della violenza sulle donne, le angherie sulle mamme sono frutto di mentalità retrograde incentrate sulla figura maschilista del “padre padrone”. D’altro canto vige anche tanta ignoranza da parte delle stesse madri, che appartenendo a questi “particolari” ambienti vedono la violenza nei loro confronti e la negazione dei propri diritti come “normale”. Ed intanto questi “padri padrone”non si occupano dei figli, che lasciati in preda alla disperazione delle madri ed alla solitudine, potenzialmente potrebbero rifugiarsi in situazioni sbagliate. Siamo nel 2013, è arrivato il momento di rinnovarsi e cambiare queste assurde mentalità, è arrivato il momento di svegliarsi e di non soccombere più. Come? Attraverso l’informazione, la conoscenza e le varie associazioni dedite alle donne e soprattutto avendo la forza di denunciare, avendo la forza di lottare e non aver più paura.

 

Bruna Di Matteo