sabato 17 novembre 2018
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Feto umano in un freezer della Bicocca: opera di "gruppi estremisti"

foto articolo feto milano

Feto. Foto: laerdal.it

Raccapricciante scoperta in una cella frigorifera all’interno del dipartimento di biotecnologia dell’Università Bicocca, a Milano: si tratta di un feto umano, di 4-5 mesi riposto in una scatola di polistirolo, tra altri reperti e materiale biologico destinato ai laboratori, la cui presenza non è attinente alla finalità degli studi di ricerca in tale distretto. Dopo la segnalazione di una dipendente, in pochi minuti subito è stato avvisato il 113 ed è partita l’indagine,  coordinata dal Pm Maria Teresa Latella. Il feto nel frattempo è stato trasportato all’istituto di medicina legale in piazzale Gorini e affidato all’autorità giudiziaria per accertamenti medico legali. Nel reparto, in questione, vengono effettuate ricerche sulla SLA, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria.
Tali sperimentazioni richiedono anche biopsie da feti abortiti, impiegando però soltanto alcune parti. Nello specifico, nel dipartimento di biotecnologia milanese, si lavora all’innesto di cellule staminali cerebrali, prelevate da feti morti per cause naturali, nel midollo spinale dei malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica. Come confermano le parole pronunciate dal Responsabile del laboratorio e Professore associato di Biologia applicata, il dott. Angelo Vescovi,  che effettua ricerche per la Casa sollievo di San Giovanni Rotondo e per il Centro europeo di ricerche su cellule staminali di Terni: “Un esemplare conservato in quel modo, per il nostro studio poi non serve a nulla”. Immediata e severa è stata anche l’osservazione del rettore Marcello Fontanesi, il quale durante la conferenza stampa ha ribadito:

L’Università di Milano-Bicocca non conduce alcun tipo di ricerca che preveda l’utilizzo di feti umani e applica in modo integrale le leggi vigenti in tema di materiali biologici umani. Nel nostro ateneo esiste un comitato etico che vigila e approva le ricerche che implicano l’uso di materiale biologico. Costituiremo una commissione di inchiesta interna per indagare sulla vicenda e se dovesse emergere il coinvolgimento di personale dell’Università, potete star certi che il responsabile dell’accaduto non metterà più piede in Bicocca

Ma i sospetti che girano intorno a questo caso sono molto gravi, infatti si parla di sabotaggio contro le ricerche SLA da parte di “gruppi estremisti ideologicamente orientati”, come affermato dallo stesso Vescovi: “Potrebbe essere un sabotaggio contro le nostre ricerche sulla SLA. E’ la prima cosa che mi viene in mente. Guarda caso a breve ci sarà il trapianto sull’ultimo paziente del primo gruppo di persone affette da SLA sottoposto alla sperimentazione“,  lasciando intendere che su questo tipo di ricerca, anche in tempi recenti, ci sono state numerose polemiche.

 

Bruna Di Matteo