lunedì 19 novembre 2018
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Tutto sulle zeppole di san Giuseppe

Vi siete mai chiesti perché a san Giuseppe si mangiano le zeppole? È per la festa del papà, giusto, ma questa dolce come-fare-le-zeppole-di-san-giuseppe-13-640x426ricetta ha  origini molto lontane nei secoli. Addirittura si fanno risalire  a epoche bibliche, quando la Sacra Famiglia dovette fuggire Dall’Egitto. Sarebbe stato Giuseppe ad inventare questa ricetta e destinarla alla vendita per far sopravvivere la sua famiglia. E per questo motivo, si narra che si sarebbe meritato l’appellativo di “frittellaro” da parte dei romani.

Molto diffusa nell’area partenopea, ancora, la zeppola di san Giuseppe non deve il suo nome al paese vesuviano, anzi, c’è chi crede che le sue origini risalgano all’ambiente monastico del convento di san Gregorio Armeno o di santa Patrizia. Il dolce sarebbe stato preparato in concomitanza con la fine dell’inverno per festeggiare la ventura primavera.

Che queste siano leggende ideate a tavolino o meno, oggi sappiamo che le zeppole sono un dolce molto diffuso in Italia e che ogni regione presenta le sue varianti. Al sud c’è l’usanza di prepararle per la festa del papà, mentre in altre regioni si mangiano specialmente nel periodo del Carnevale. Al di là del periodo e della tradizione, la ricetta partenopea prevede due varianti. Quella fritta, che trae origine dal trattato di cucina napoletana di Ippolito Cavalcanti, è stata a lungo l’unica prevista. Negli ultimi anni, invece, specie in relazione all’attenzione sempre più forte verso la sana alimentazione, si sta diffondendo un’alternativa al forno, più leggera e meno calorica.

Essenzialmente restano gli stessi ingredienti ed è il metodo di cottura a cambiare. Gli intenditori riescono a riconoscere la differenza già alla vista, suggerendoci di osservarne il colore, più dorato per la zeppola fritta. Ma la prova del nove risiede sul fondo: nella variante fritta la pasta presenta un inconfondibile foro che ne consente la farcitura, assente in quelle cotte al forno. Un’altra disputa riguarda la guarnizione con amarena o ciliegia e vede i più tradizionalisti schierati dalla parte della prima. Insomma, che si tratti di rispettare la tradizione alla lettera, o di fare qualche piccolo strappo alla ricetta comandata, non c’è occasione più adatta del 19 marzo per fare un giro tra le più note pasticcerie napoletane, o magari, perché no, dilettarsi in cucina a preparare questo squisito pezzo della nostra storia.

Flavia Bizzarro

Studentessa di Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" di Napoli, mi definisco due mani, due piedi e una mente in moto perpetuo. Per chi si chiedesse cosa sarà del mio domani, citando Séguéla rispondo: "Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario.."