venerdì 16 novembre 2018
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Tagli e spending review: la primavera di Renzi

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Una corsa contro il tempo per mantenere le promesse fatte agli Italiani. E almeno i sondaggi danno ragione a Renzi e la sua squadra: in poche settimane tutte le riforme e i disegni di legge proposti e da discutere alle due Camera hanno fatto balzare in avanti il consenso sia verso la figura del neo Premier sia di tutta la squadra di governo lasciando alle spalle gli avversari politici , soprattutto Forza Italia e il suo leader Silvio Berlusconi che lascia per strada diversi punti percentuali a settimana.
Tra tutte le proposte di modifica istituzionale utili alla spending review ultimamente tengono banco quella dell’abolizione delle provincie e del Senato della Repubblica.

In previsione del Def (documentazione economica e finanziaria), varato domani, Matteo Renzi e i suoi fedelissimi hanno nei giorni scorsi premuto sull’accelleratore. Venerdì è andata a buon fine nell’ottica di una completa spending review il varo per la promozione dell’efficienza energetica nella Pubblica Amministrazione con una riduzione dei consumi energetici del 20% entro il 2020; il taglio alle ore di permesso sindacale per i dipendenti della p.a.; la chiusura delle ambasciate in Islanda, Honduras, Mauritania e Repubblica Dominicana oltre che della rappresentanza italiana permanente all’Unesco le cui funzioni passeranno alla rappresentanza presso l’OCSE e che si chiamerà “Rappresentanza d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali”.elena boschi
La riforma, la prima davvero sostanziale, ad opera del neo governo è a firma di Graziano Delrio. Il testo è stato approvato a Montecitorio nonostante i no di Forza Italia, Lega, Sel , Fratelli d’Italia e Movimento 5 stelle. In sostanza è previsto un pieno svuotamento delle funzioni e la creazione al posto delle Province delle città metropolitane – a partire dal 1 Gennaio 2015 – e in attesa dell’abolizione del Titolo V della Costituzione e quindi la loro definitiva abolizione gli organi non saranno più eletti. Le città Metropolitane avranno come Presidente il sindaco del comune capoluogo mentre l’assemblea sarà formata dai sindaci dei comuni del circondario e per nessuno di loro è previsto un compenso. In aula al momento del voto il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta ha urlato contro tutta la sua ira «Golpe! questo è un golpe».
Sempre Venerdì il Premier Renzi ha incontrato il Presidente Napolitano per fare il punto su quanto già fatto e soprattutto per prospettargli le prossime mosse e i relativi tempi di esecuzione.
Punto su cui i due si sono lungamente fermati è l’iter di riforma costituzionale del Senato. Le richieste di Renzi e soprattutto del suo ministro per le Riforme Maria Elena Boschi sono di creare una Camera non eletta direttamente dai cittadini e che non dia la fiducia al governo. Contro questo radicale cambiamento che va contro il cardine costituzionale del bicameralismo viene oltre che dagli oppositori politici del Pd, dal Pd stesso. La Boschi tuona infatti contro quelli che lei definisce i professori «per fortuna una minoranza che, ogni volta che si propone un cambiamento, si oppone, mettendosi, come all’università, in cattedra a dare i voti agli studenti, senza accettare che ci sia un’idea diversa dalla loro per riformare il Paese». In ogni caso, la ministra si dice certa che dal suo partito non verranno sorprese: «Il Pd sarà sicuramente compatto al momento del voto perché la linea è già stata decisa dagli elettori delle primarie e dalla Direzione del partito».
Anche in casa Forza Italia c’è chi scalpita. Renzi per tastare il polso della situazione ha incontrato Denis Verdini, plenipotenziario del leader Berlusconi, e con lui ha chiarito quali sono i punti cardine della riforma. Tra i berlusconiani però c’è chi non si fida e parla di «patti statuiti con Berlusconi ribaltati nei contenuti e nei tempi».
L’obiettivo del governo resta quindi la riforma del Senato entro Maggio e da subito la tenuta dei conti ed il rispetto dei parametri europei e di conseguenza una bella stretta ai cordoni della borsa con tagli e sforbiciate a destra e manca per risparmiare in tutti i settori.
Nel frattempo sono state vendute su Ebay le prime auto blu. Queste auto, che in effetti più che blu sono grigie e hanno macinato negli anni tra i 100.000 e i 200.000 chilometri sono state vendute a prezzi anche più alti di quelli di mercato. Molti hanno tentato, alzando il prezzo, di accaparrarsi queste automobili simbolo di potere politico ma anche e soprattutto di privilegi acquisiti e probabilmente non meritati e di inutile spreco di denaro pubblico. Si calcola che di questo passo il guadagno per le casse dello Stato per la vendita di tutte e 151 auto sarà di oltre 150.000 euro. E’ poco ma comunque un inizio.
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