domenica 18 novembre 2018
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Tagli all’istruzione, parte la protesta degli studenti

Migliaia di ragazzi nelle piazze e nelle strade mandano in tilt intere città: è il primo grande risultato del “Governo del Cambiamento”, capace di riunire i movimenti studenteschi sotto un’unica bandiera, quella dell’anti-salvinismo, per la prima volta dopo anni di lotte intestine e scissioni.

Ma che cosa ha causato un tale terremoto mediatico per fare si che, durante la mattina di questo venerdì 12 ottobre, così tanti studenti si svegliassero dal torpore pronti a combattere?
Lo spiega Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi, che dichiara: «Non possiamo più accettare che questo governo si riempia la bocca di parole come “cambiamento”, per poi offrire solo regresso. Telecamere nelle scuole e leva militare sono provvedimenti dannosi e inutili. Diciamo no alle manovre di “risparmio” sulla scuola, come il taglio di 100 milioni annunciato qualche giorno fa, no a una visione limitata del ruolo dei giovani e dell’Istruzione nella società. Se il governo non ha paura di cambiare, lo dimostri investendo in istruzione».
E ancora Enrico Gulluni, Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Universitari: «Sull’Università non c’è alcuna proposta reale per incrementare il finanziamento ordinario del sistema universitario o per superare il numero chiuso ma solamente annunci e slogan».

Al centro della protesta, dunque, gli ennesimi e pesantissimi tagli all’istruzione, oltre a riforme che trasformano la scuola da luogo sicuro di istruzione a caserma alternativa, dove i carabinieri possono far partire retate improvvise in nome di una non tanto precisata “sicurezza per i nostri ragazzi”.
Eppure non muove un dito, il ministro dell’interno, per combattere le piazze di spaccio all’ingresso delle scuole, i muri che crollano a pezzi, i laboratori inagibili e gli stipendi penosi dei professori: bastano le perquisizioni improvvise nelle aule, con i cani antidroga, per rendere le scuole un posto da sogno.

E allora, contro ogni più rosea aspettativa, gli studenti si sono organizzati e sono scesi nelle piazze, a combattere l’odio, la discriminazione, e soprattutto un governo che, giorno dopo giorno, ci vuole più ignoranti e più assoggettati ad i suoi slogan da social network, a partire dalla scuola.