martedì 13 Aprile 2021
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Suicidio nel carcere di Poggioreale, è allarme sulle condizioni dei detenuti

poggiorealeContinua l’emergenza carceri nel napoletano. L’ennesimo caso di suicidio tra le mura penitenziarie arriva dal carcere di Poggioreale dove un detenuto italiano di 63 anni, v.d.m. ha deciso di porre fine alla sua vita, impiccandosi nel bagno della cella. L’uomo scontava una fine pena fissata al 2018, imputato per diversi reati tra cui quello di rapina. Nonostante l’intervento degli uomini della Polizia Penitenziaria, non c’e’ stato nulla da fare, tuttavia dal leader del sindacato della Polizia Penitenziaria arrivano parole d’encomio per l’operato del personale di servizio: “Quel che mi preme mettere in luce e’ la professionalità, la competenza e l’umanità che ogni giorno contraddistingue l’operato delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria con tutti i detenuti per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative come il sovraffollamento, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate. Siamo attenti e sensibili, noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravita’ del reato commesso”. Inevitabilmente il terribile accaduto mette in luce le condizioni critiche e di sovraffollamento della struttura carceraria, basti pensare che oggi Poggioreale ospita piu’ di 1.800 detenuti, un numero superiore alla capienza regolamentare di circa 1.500 posti”.
La notizia arriva dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, per voce del leader Donato Capece ed è alquanto allarmante. Lo stesso Capece non manca al contempo di sottolineare i casi in cui si è riuscito a evitare l’inevitabile: “Negli ultimi vent’anni anni, dal 1992 al 2012, abbiamo salvato la vita ad oltre 17.000 detenuti che hanno tentato il suicidio ed ai quasi 119mila che hanno posto in essere atti di autolesionismo, molti deturpandosi anche violentemente il proprio corpo.
Numeri su numeri che raccontano un’emergenza purtroppo ancora sottovalutata, anche dall’Amministrazione penitenziaria che pensa alla vigilanza dinamica come unica soluzione all’invivibilità della vita nelle celle senza però far lavorare i detenuti o impiegarli in attività socialmente utili“.

 

 

 
 

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