domenica 18 novembre 2018
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Sentenza Cucchi: sdegno corale degli artisti, espresso sui social

stefano-cucchi-sentenza-31-770x687Continua a far discutere l’esito della sentenza Cucchi che ha pienamente assolto i dodici imputati tra guardie e medici per mancanza di prove. La rabbia, l’incredulità e il senso di impotenza nei confronti di una sentenza che mette in discussione l’imparzialità della legge si è presentata nelle strade, ai tavolini dei bar, nei confronti tra conoscenti e nella virtualità dei canali sociali, dove oltre alle tante voci di iscritti, che hanno voluto esprimere la propria indignazione,  si sono aggiunte quelle dei personaggi noti per dare risonanza e far si che per lo Stato, per chi giudica, per chi fa giustizia, il caso di Stefano Cucchi non sia definitivamente chiuso ma possa continuare lungo l’arduo percorso di una verità  e di una giustizia che Stefano e i familiari tutti meritano per l’ingiusta morte di un ragazzo, avvenuta mentre era sotto tutela degli organi dello stato. “Che rabbia per noi, che siamo foglie al vento, che ci sentiamo nudi e indifesi di fronte a tutto questo,( …) eppure non è possibile individuare i colpevoli: per la legge quando c’è insufficienza di prove non c’è nessun colpevole. Almeno la decenza di non gridare alla giustizia, perché giustizia non è stata fatta”.

Queste le parole di Roberto Saviano, autore di Gomorra, sotto scorta da anni per le continue minacce ricevute dalla Camorra. Nella lunga lista si aggiungono le parole crude e irose di Fedez: – “Cucchi morto disidratato? Noi moriamo disidratati perché certe stronzate non ce le beviamo. L’ingiustizia è uguale per tutti. #VERGOGNA”, pubblicate su Facebook; canale che ha dato voce a una timida quanto pungente espressione della cantante Fiorella Mannoia che scrive: “Stefano Cucchi – Assassinato dallo Stato”, come la collega Paoloa Turci che riprendendo il titolo del Manifesto scrive: “È stato ucciso. E nessuno è stato.Valerio Mastrandrea, attore, scrive: “Lo Stato ammazza sempre due volte“.

E tanto hanno fatto il giro del web le parole di Erri De Luca, che con un abile gioco di analogia impostato su un giovane molto più conosciuto e vissuto più di duemila anni fa, scrive: Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l’aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.” De Andrè non c’è più ma ci sono le sue parole che tanto hanno accompagnato questa vicenda, non ci sono prove, non ci crediamo, ci sono però quattro versi che riassumono l’intera vicenda: “Non mi uccise la morte Ma due guardie bigotte Mi cercarono l’anima a forza di botte”

Antonio Tarallo

Classe 1988, studente a tempo indeterminato. Amante della poesia e della narrativa. Studioso di lingua italiana e appassionato del processo storico sull’evoluzione della Lingua e dei dialetti d’Italia.
Vincitore di decine di concorsi letterari su tutto il territorio nazionale e presente in diverse antologie di poesia e narrativa contemporanea.
Sognava di diventare uno dei due, indifferentemente, tra Woodward e Bernstein ma poi si è ricordato che in Italia non c’era alcun presidente Nixon.