mercoledì 14 novembre 2018
Ultime notizie

Napoli, tra rabbia e crolli: Sgomberate tre scuole

foto articolo crollo scuole

Il Liceo Scientifico “Caccioppoli”. Foto: mattino.it

Questa settimana sembra proprio iniziata con una specie di maledizione: se a distanza di sette giorni a noi de Linkazzato.it abbiamo affrontato il problema della paura e della violenza a Napoli,  esattamente un sette giorni dopo  si ritorna a parlare di rischio crollo e di sgomberi. Ma questa volta non si tratta di appartamenti e di famiglie evacuate, bensì di scuole: ben tre istituti napoletani sono a rischio crollo e ben 800 studenti in toto, sono stati sgomberati durante le ore di lezione tra paura e sgomento. Ad essere malsicure sono tre scuole confinanti e site nei pressi di via Giovanni De Matha: l’ Istituto tecnico commerciale Enrico Caruso, la succursale del Liceo scientifico Renato Caccioppoli e l’Istituto professionale per le Attività marinare Duca degli Abruzzi, tre sedi, ogni giorno, frequentate da quasi mille ragazzi (500 al Caruso, 200 al Caccioppoli e un centinaio al Duca degli Abruzzi).
Il problema? Indovinate? La solita voragine sotterranea. Un “abisso”, però, che questa volta mostra numeri impressionanti che superano di gran lunga quelli registrati ultimamente: stiamo parlando di ben otto metri di profondità e ben quattro di larghezza. Misure che regalano il rischio tangibile e altissimo di un crollo che sarebbe potuto avvenire in qualsiasi momento con conseguenze a dir poco catastrofiche. Un segnale di pericolo arrivato dopo un sopralluogo degli ingegneri della IV Municipalità e del Servizio Fogne del Comune intenti in lavori di cablaggio. Un allarme arrivato comunque in ritardo dato le numerose segnalazioni da parte dei dirigenti scolastici. Infatti è da quattro mesi che le mura degli istituti mostrano delle lesioni, confermando le paura ed i sospetti del personale scolastico e degli studenti riguardo a numerose infiltrazioni nelle fondamenta degli edifici. Addirittura i tecnici confermano la presenza di una vera e propria “camera d’aria” che si estende fino ai tre istituti.
La rabbia risiede soprattutto nel fatto che gli avvisi sono stati perpetrati per mesi e soltanto ora ci si è resi conto di un pericolo concreto e nel modo più traumatizzante possibile, “cacciando” gli studenti dalle proprie aule, seminando il panico, senza lasciare neanche il tempo di progettare un “piano b” per continuare le lezioni in scuole più sicure. Perché aspettare tanto? Forse se queste decisioni fossero state prese in anticipo, la situazione sarebbe stata gestita diversamente, magari gli studenti avrebbero un “tetto” dove continuare gli studi e avrebbero evitato anche la paura e lo stress che hanno provato durante le evacuazioni, episodio gravissimo che probabilmente nei ragazzi più sensibili potrebbe trasformarsi in psicosi, in una paura costante di non essere mai al sicuro. Risultato: i napoletani oltre a non avere una casa, adesso non hanno neanche una scuola.
Ma le cattive notizie, non vengono mai da sole: a Napoli quando si segnala un avvenimento poi è un boom, situazioni simili spuntano da ogni dove. Ed infatti, non a caso, anche un’altra scuola è stata evacuata perché pericolante: parliamo dell’ istituto comprensivo Minniti sito alla Loggetta e che ospita circa 250 bambini. Anche in questo caso i Vigili del Fuoco hanno riscontrato crepe nei solai, dopo essere stati allertati dagli stessi genitori. Quindi ricapitolando, dal cedimento della palazzina alla Riviera di Chiaia,  la luce dei riflettori si è focalizzata sulla violenza, sulle fosse e sugli edifici inagibili a rischio crollo, insomma in un’ unica parola sulla mancanza di sicurezza e di controlli. L’unico consiglio che ci viene in mente per i napoletani, considerando la viva attenzione delle istituzioni, ora che il caso crolli è sulla cresta dell’onda, è di approfittare del momento, di “battere il ferro finché è caldo” e di indicare a chi di dovere tutte le situazioni di potenziale pericolo in qualsiasi edificio, strada, quartiere essi si trovino. Fatelo adesso, non rimandate, perché tra qualche mese, come accade sempre in Italia, i riflettori si spegneranno e si attenderà una tragedia per poterne riparlare.

 Bruna Di Matteo