sabato 17 novembre 2018
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Rimborsi elettorali e Movimento5S: ma che succede?

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Rimborsi elettorali

Rimborsi si. Rimborsi no. “Rinunciamo ai rimborsi!”e “Il Movimento 5 stelle ha restituito 42 milioni di euro di rimborsi elettorali”; questi gli slogan sbandierati dagli onorevoli deputati e senatori del Movimento 5 Stelle nelle ultime settimane.
Sono stati infatti distribuiti – anche se dimezzati rispetto agli anni passati – i soldi pubblici per rimborsare le spese delle campagne elettorali di Camera, Elezioni Europee e Regionali degli scorsi anni; ne hanno beneficiato tutti – in primis Forza Italia ex Popolo delle Libertà e Partito Democratico – tranne i grillini che ne hanno da subito fatto un vanto.
Ovviamente Grillo & co. hanno snocciolato le cifre di tale rimborso non accettato e quanto invece gli altri partiti hanno incassato ma andando a spulciare le carte relative alla legge n.96 del 6 Luglio 2012 pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24 Luglio, che sancisce la netta diminuzione di tali importi e regola anche le modalità di richiesta, la situazione pare essere un bel pò diversa.
La legge dice che “I partiti e i movimenti politici (…) qualora abbiano diritto ai rimborsi per le spese elettorali o ai contributi di cui alla presente legge, sono tenuti a dotarsi di un atto costitutivo e di uno statuto, che sono trasmessi in copia al Presidente del Senato della Repubblica e al Presidente della Camera dei deputati entro quarantacinque giorni dalla data di svolgimento delle elezioni. L’atto costitutivo e lo statuto sono redatti nella forma dell’atto pubblico e indicano in ogni caso l’organo competente ad approvare il rendiconto di esercizio e l’organo responsabile per la gestione economico-finanziaria. Lo statuto deve essere conformato a principi democratici nella vita interna, con particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto delle minoranze e ai diritti degli iscritti. I partiti e i movimenti politici, ivi incluse le liste di candidati che non siano diretta espressione degli stessi, che non trasmettano al Presidente del Senato della Repubblica o al Presidente della Camera dei deputati gli atti di cui al comma 1, nel termine ivi previsto, decadono dal diritto ai rimborsi per le spese elettorali e alla quota di cofinanziamento ad essi eventualmente spettante.”
Il Movimento 5 Stelle da sempre ha espresso disappunto rispetto al concetto di Statuto associativo e i punti cardine su cui si basa la struttura e la vita organizzativa del movimento sono stati definiti da tutti gli interni provocatoriamente proprio come un “non statuto”. E difatti dello statuto non ha né la forma, né i contenuti, soprattutto rispetto alla democraticità dell’organizzazione interna e i diritti degli iscritti, condizione essenziale per la richiesta dei rimborsi.
Tale “non verità” sulla restituzione dei rimborsi elettorali è confermata anche dal deputato di Sel Sergio Boccadutri che a seguito di una richiesta di chiarimento avanzata al Presidente del Senato Pietro Grasso ha ricevuto come risposta un lapidario “il Senato non ha ricevuto copia”. Il Presidente spiega di non sapere chi sia il tesoriere, e di non avere ricevuto né i sui riferimenti né il bilancio del gruppo. Grasso precisa però che il diritto al rimborso “decade ove non provvedano alla trasmissione” secondo i tempi. Al momento quindi il Movimento 5 Stelle non ha diritto ad alcun rimborso.
A ciò si deve aggiungere anche che la legge non prevede una reale restituzione del rimborso per le spese elettorali. Nella pratica i pentastellati potrebbero al massimo non prenderli o a destinarli ad altro.
Ma pare alquanto bislacco accettare, restituire, non prendere o destinare ad altro uso denaro pubblico di cui non si ha diritto. Ma parafrasando Bogart: “E’ la comunicazione , bellezza!”.

La Redazione