martedì 20 novembre 2018
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Referendum in Crimea: il 96,7% dei votanti vuole tornare con la Russia

putin crimea

Aggiornamenti sul caso Crimea-Russia-Ucraina dopo averne già parlato nell’articolo del 4 febbraio e del 4 marzo
Domenica 16 Marzo in Crimea c’è stato il referendum popolare in cui si votava per la secessione da Kiev e dall’Ucraina e l’annessione alla Federazione Russa di Putin. Nonostante si parli di votazioni sotto pressione e sotto le minacce dei militari, il risultato della consultazione elettorale è stata un vero plebiscito: hanno votato i tre quarti della popolazione avente diritto, ossia circa un milione e mezzo di abitanti e ha deciso per il 96,7% che la Crimea vuole ritornare sotto il controllo russo. Il parlamento della penisola russofona che dà sul Mar Nero si è auto proclamata indipendente chiedendo al governo di Putin l’ammissione nella Federazione di Russia con lo status di Repubblica indipendente.
 
A vigilare sulla tranquillità di voto erano presenti una settantina di osservatori internazionali da 23 paesi compresa l’Italia. L’esito pareva scontato da giorni. Quello che meraviglia gli stessi ucraini è l’elevatissima affluenza alle urne, anche in territori rurali e isolati. La festa nelle piazze, e a Sebastopoli in particolare, parte ancor prima della definitiva conta delle schede con cori, slogan e l’inno nazionale russo suonato a più riprese. referendum_crimea_13_sinferopoli_ansa2Il premier filo russo della Crimea Serghei Aksyonov ha scritto che la Crimea chiederà ufficialmente lunedì la sua annessione alla Russia. Il vice premier locale filo-russo Rustam Temirgaliev ha già annunciato che a partire da aprile gli stipendi e le pensioni in Crimea saranno pagati in rubli russi e non più nell’ucraina grivnia mentre le forze dell’ordine e gli apparati statali resteranno in carica fino all’adozione delle nuova costituzione.
Le reazioni politiche al referendum e al suo plebiscitario risultato non si sono fatte attendere e in molti hanno gridato ai brogli o alla completa illegalità del referendum stesso. «Il voto in Crimea – dice una nota ufficiale della Casa Biancasvoltosi sotto la minaccia di violenze e l’intimidazione di un intervento da parte dei soldati russi, viola le leggi internazionali». Mentre ovviamente Vladimir Putin parla di «volontà espressa dal popolo della Crimea» sia l’Unione Europea che gli Stati Uniti fanno partire altre sanzioni ai danni di alti funzionari e militari russi.
L’Europa ha inserito in una black list delle misure restrittive 21 persone tra cui l’auto proclamato Presidente di Crimea Aksyonov, alcuni militari e il vicepresidente della Duma Sergei Zheleznyak.
Gli Stati Uniti d’America, attraverso le dure parole di Barack Obama sia al telefono con Putin sia in una nota ufficiale, fanno sapere invece che i “costi” per la Russia saranno economici a causa del congelamento dei beni per molti funzionari russi, alcuni dei quali sono stretti collaboratori di Putin.
Anche l’Italia fa la voce grossa contro quest’interferenza territoriale e politica russa ai danni di un popolo – almeno ancora sulla carta di competenza ucraina- e tramite il neo Ministro per gli affari esteri Federica Mogherini fa sapere che «la nostra priorità ed il nostro obiettivo è evitare che la Russia cada nelle proprie tentazioni di isolamento internazionale». il Presidente Matteo Renzi definisce il referendum in Crimea addirittura “vergognoso“.
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