mercoledì 14 novembre 2018
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Alla Fondazione Morra Greco prosegue Hybrid Naples

Un’opera di Bettina Allamoda

Prosegue il progetto della Fondazione Morra Greco Hybrid Naples: L’ordine delle idee deve procedere secondo l’ordine delle cose, a cura di Jörg Heiser. Con i nuovi progetti personali di Bettina Allamoda (Berlino) e Geoffrey Farmer (Vancouver), si apre giovedì 12 dicembre alle ore 19, (in mostra fino il 31 gennaio) il quarto appuntamento del concept. Entrambi gli artisti in esposizione lavorano con immagini e oggetti trovati a Napoli durante la preparazione della mostra, Allamoda presenterà una serie di sculture dal carattere tattile e molto ibride; mentre Geoffrey Farmer presenta un film ambizioso, controllato al computer, un work in progress che incorpora migliaia di immagini trovate, tessute insieme dal suono e da parametri algoritmici.

Hybrid Naples: L’ordine delle idee deve procedere secondo l’ordine delle cose nasce da una riflessione sulla città di Napoli e sul suo ruolo di simbolo di ibridazione in continua trasformazione. Qui Napoli è intesa come città dotata di capacità di improvvisazione, e quindi di adattamento, e come luogo capace di accoglienza (nel bene e nel male) nei confronti della diversità e della dissonanza. L’idea di città “aperta” e ibrida non si riferisce tuttavia soltanto a uno stato di fatto attuale, ma è legata ai suoi tremila anni di storia in cui greci, etruschi, romani, spagnoli, tedeschi, olandesi e molte altre culture hanno lasciato il segno del loro passaggio. Il lavoro dell’americo – berlinese Bettina Allamoda spinge gli approcci metodologici sviluppati negli anni Sessanta – anche dagli artisti dell’Arte Povera – fino a nuove frontiere. Queste nuove frontiere sono quelle di un paesaggio tecnologico e ideologico radicalmente cambiato, in un mondo pluripolare, post guerra fredda, connesso dalla comunicazione digitale, e disconnesso dal divario sempre più ampio fra ricchi e poveri. Allamoda crea collage, sculture e installazioni che riuniscono questi sviluppi trasformandoli in costellazioni ibride, surreali. Per il suo progetto in più parti, concepito appositamente per gli spazi della Fondazione Morra Greco, Allamoda lavora con materiali e immagini reperiti in parte a Napoli: transenne o oggetti di plexiglass sono incastrati fra loro secondo equilibri e squilibri complessi grazie a stoffe e veli di plastica tesi o attorcigliati, formando sculture precarie, che ricordano i sogni degli studi televisivi anni Settanta ma anche incubi futuristi e distopici, un misto fra Gameshow e Robocop.

Nel lavoro di Geoffrey Farmer l’emozione è centrale in molti modi: oggetti, letteralmente, cineticamente, costretti a muoversi; immagini che muovono qualcosa dentro di te, qualcosa che non sapevi neanche ci fosse: suoni che fanno vibrare delle corde nascoste e che ti coinvolgono. Questo rapporto flessibile fra oggetto, immagine e suono – che fluttua fra l’inusitato e il comico, il sentimentale e il bizzarro – viene esemplificato con vivacità dall’ultimo progetto di Farmer Let’s Make the Water Turn Black (2013), un’installazione che e’ come una coreografia in più parti, che coinvolge più di 70 elementi scultorei pronti a muoversi, o ad essere illuminati, in corrispondenza ad un a colonna sonora di luce e suono complicata e controllata dall’uso del computer, chiamata a raccontare di nuovo la storia della vita di Frank Zappa.

Caterina Piscitelli