venerdì 16 novembre 2018
Ultime notizie

PREVIDENZA: I MOTIVI PER CUI LA PENSIONE PUBBLICA NON LA VEDREMO MAI o TROPPO TARDI! (I parte)

pensione

Fonte: enpas.it

UN AFFASCINANTE VIAGGIO IN PIU’ PUNTATE ATTRAVERSO LO SVILUPPO STORICO DELLA PREVIDENZA ITALIANA : NASCITA – RIFORME – CONTRORIFORME – APICE DEL SUCCESSO – ERRORI ED OMISSIONI – INSOSTENIBILITA’ DEL SISTEMA E SUO CROLLO– COSE DA FARE

Quando mi iscrissi alla Facoltà di Giurisprudenza nel lontano 1989, a 18 anni, non avevo nessuna percezione del problema della Previdenza Sociale, tutt’al più, vedevo il problema dell’esame di Diritto del Lavoro. Superato brillantemente l’esame, mi rimase indelebile la sensazione che le norme sulla Previdenza Sociale, quelle in materia di Diritto del Lavoro e tutta la Legislazione Sociale, fossero state una conquista dell’Umanità e per l’Umanità, ottenuta dopo secoli di  sfruttamento del lavoro, soprattutto operaio, in mancanza di leggi che disciplinassero condizioni di vita e di lavoro accettabili, che disciplinassero un sistema di assistenza in caso di infortuni sul lavoro, fino a quelle che ne prevedessero anche un trattamento pensionistico al termine del periodo lavorativo. Lo stupore, però, fu grande alla scoperta che quelle norme, quelle leggi, quei provvedimenti legislativi avessero neanche un secolo di vita.

Ma prima come si faceva? Quando un lavoratore subiva un infortunio sul lavoro, chi ne rispondeva? Quando un operaio non era più in grado di lavorare per raggiunto limite di età, come sopravviveva? Quando veniva a mancare l’uomo lavoratore, alla moglie cosa restava? Nulla,  praticamente nulla! Se non eri in grado di provvedere a se stesso ed alla propria famiglia, nessuno lo faceva al posto tuo. Lo Stato non interveniva, non garantiva assolutamente nulla, se non in via sussidiaria alle prime elementari forme di associazionismo operaio e di lavoratori ( tipo Società di Mutuo Soccorso ad esempio ).

Quindi, solo nel secolo scorso, si è provveduto a disciplinare una materia fondamentale per lo Stato, la società, la famiglia, e la dignità dei lavoratori e degli individui.

Quando poi terminai con successo il percorso universitario 1995, mi misi a lavorare come Promotore Finanziario 1998, presso una primaria Compagnia di Assicurazioni, attività che ancora svolgo attualmente, anche se presso un intermediario bancario. Fu in questa realtà professionale che mi accorsi per la prima volta del catastrofico problema Previdenziale in Italia. Il boom demografico degli anni ’50 e ’60, ed il contestuale boom economico, avevano creato illusioni, false speranze e premesse che poi vennero tutte meno, in seguito. Il fenomeno poi politico, sociale e culturale del ’68, con le sue Rivoluzioni pacifiste, con il vogliamoci bene, con il mettiamo fiori al posto dei cannoni, con il diamo tutto a tutti, anche senza merito, con il sei politico, con una cultura contraria alla meritocrazia, e alla proporzionalità dei sacrifici, anche se portò enormi benefici alla società in termini di cultura, di globalizzazione, di laicizzazione dello Stato, senza contare gli aspetti di natura sessuale, finì indirettamente per gettare le basi per la demolizione del sistema Previdenziale Sociale Italiano.

Ebbi la consapevolezza del futuro sfascio del sistema pensionistico pubblico, sempre nel 1998, quando iniziai a giocare a bridge. Conobbi un signore di circa 50 anni che era andato in pensione l’anno prima con 19 anni 6 mesi ed 1 giorno di contributi versati, oltre quelli virtuali per il riscatto degli anni di laurea, ricevendo inoltre contributi per il prepensionamento anche dalla Banca presso cui lavorava. In sintesi dopo neppure 20 anni di lavoro prendeva una pensione superiore all’80% dello stipendio. Inoltre, con la liquidazione, riuscì a comperare due negozi nel centro di Napoli, che mise a reddito, l’uno andandoci a lavorare avendo aperto una attività commerciale, l’altro fittandolo. Ma chi aveva pagato e pagava realmente la sua liquidazione e la sua pensione? Risposta: semplice il sottoscritto e la mia generazione, che pagherà per le generazioni precedenti che non hanno versato contributi reali, che pagherà per il sistema Inps o Casse che si mantengono a galla con i miei-nostri contributi, ed infine accantonerà qualcosina anche per il proprio futuro.

Ma perché si è arrivati a questo? perché questo epico scontro generazionale tra padri e figli? perché questo impoverimento generale dei cittadini e dello Stato italiano? Anche qui Risposta: Semplice, sono state fatte in passato scelte sbagliate ed errori imperdonabili, per imperizia, per imprudenza, per superficialità o per convenienza elettorale e politica. L’unica certezza è che i cittadini di domani saranno sempre più poveri e che i pensionati di domani saranno sull’orlo della soglia di povertà. Vediamo di capire cosa è realmente successo, perché sono state prese certe decisioni e cosa si può ancora fare adesso (segue…).

Gianluca Di Lauro, Promotore finanziario