giovedì 25 Febbraio 2021
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Gran festa alla Pizzeria dell’Impossibile, dove la pizza è simbolo di legalità.

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Pizzeria dell’Impossibile. Foto: Linkazzato.it

I sorrisi stampati sui visi, gli occhi lucidi che lasciano trapelare soddisfazione ed orgoglio, poche parole ma tanti abbracci e scappellotti. Siamo alla Pizzeria dell’Impossibile, nel cuore del centro storico di Napoli, dove ieri sera si è tenuta la consegna degli attestati di frequenza al secondo corso per pizzaioli del progetto “Finchè c’è pizza…c’è speranza”, nato grazie al sostegno di Fratelli La Bufala, associazione “Scugnizzi” ed alla collaborazione del Comune di Napoli.

Una storia ed un’attività quella della Pizzeria dell’Impossibile che fa venir voglia di crederci ancora in una città da sempre martoriata e demonizzata. La Napoli del fare, quella dei valori positivi, quella della solidarietà esiste e si concretizza in quella piccola “puteca” di via De Blasiis.

Qui, a ragazzi dal passato difficile, provenienti dal carcere minorile di Nisida, viene insegnato il mestiere del pizzaiolo, viene donata loro una chance di riscatto. E dopo il successo dello scorso Pizza Village, che ha visto gli apprendisti pizzaioli sfornare oltre 1800 pizze,  proprio ieri  sono stati consegnati gli attestati per chi ha terminato il percorso con successo, per chi ha superato il primo step per l’introduzione nel mondo del lavoro, nel mondo della legalità e del vivere civile.  Infatti sono tantissimi i ragazzi che usciti dalla Pizzeria dell’Impossibile sono stati assunti. In primis dal gruppo Fratelli La Bufala che di continuo seleziona e adotta nella sua grande famiglia i giovani pizzaioli.

“Siamo orgogliosi di continuare con gioia e soddisfazione questo progetto che permetterà di dare ai ragazzi a rischio una motivazione in più per cercare un’ occasione di riscatto – ha commentato Giuseppe Marotta, presidente del gruppo Fratelli la Bufala – In particolare in questo periodo di crisi crediamo sia necessario che anche le imprese facciano la loro parte per aiutare i cittadini”.

“Iniziative del genere sono l’esempio concreto che la sinergia tra istituzioni, associazioni e privati è davvero possibile – ha aggiunto Antonio Franco, presidente dell’ associazione “Scugnizzi” –  I percorsi formativi in cella per i giovani di Nisida ad esempio, attivati oramai anni fa grazie al progetto “Finché c’è pizza c’è speranza”, continuano ad ottenere buoni risultati. Questa iniziativa permetterà ad altri giovani meritevoli di trovare un lavoro onesto che possa garantire loro un futuro migliore”.

Certo, probabilmente, le barriere del pregiudizio dovranno ancora essere abbattute del tutto eppure basterebbe davvero poco: basterebbe guardare gli occhi di questi ragazzi, adesso.

 

Massimiliano Notaro

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