venerdì 16 novembre 2018
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Perché risparmiare quando si possiede in abbondanza?

risparmio Cosa significa essere parsimoniosi o saper risparmiare? Questo argomento è di grande attualità oggigiorno, eppure non si tratta di alcuna novità, in quanto attiene semplicemente al saper essere moderati e non solo nello spendere in termini finanziari. Molti sosterranno che, con la crisi, il poter risparmiare sia un privilegio riservato solo a pochi fortunati. Certo, se per risparmiare intendiamo solo mettere soldi da parte, ma qui nasce spontanea una domanda: Cosa fare con quello che ho accumulato, ne ho forse in eccesso?

Invece, per i più risparmiare significa ridurre i consumi al minimo indispensabile o, addirittura, arrivare ad evitare comunque di spendere. A questo punto bisogna chiedersi, ma anche darsi una risposta onesta: Di cosa ho effettivamente bisogno e cosa desidero? Quanto il desiderio supera i miei bisogni e le mie possibilità? Le richieste che mi pongo sono frutto di mie vere necessità o desidero solo tutto quello che hanno gli altri e soffro quando non posso ottenere ciò che loro hanno? Mi impegno, potendo, nel lavorare di più, oppure mi indebito  per sentirmi “pari” o accettato dagli altri, o peggio, per poterli superare nel possesso? Che senso do all’ acquisto dell’ultima tecnologia, di ciò che è più trend ed attuale tra vestiti, viaggi, regali e futilità varie? Qual è il mio tenore o stile di vita, è stabile oppure accetto cambiamenti?

 Ecco, perché sono contraria alle frasi tipo “le 10 regole per … qualsiasi cosa”, sembra il decalogo di Mosè, non perché abbia qualcosa di sbagliato in sè, ma perché le persone che ne hanno bisogno e che vivono solo e sempre con e di regole, possono fare solo ciò che è stato detto loro, senza comprenderne, purtroppo, il senso.

Puoi risparmiare semplicemente chiedendo meno, analizzando le tue tendenze, lo stile di vita e la compatibilità e capacità di distinguere i bisogni veri da quelli superficiali e, spesso, infantili.

A questo punto proporrei le seguenti riflessioni: quanto pensi ti sia sufficiente per sentirti bene e soddisfatto? Hai qualcosa in eccesso che potresti ridurre o condividere, come ad esempio regalare mobili, vestiti, telefonini ed oggetti vari? Hai la gentilezza, la gioia e l’amore, il pensiero positivo, il saluto, il sorriso o il cibo da offrire? Sai riconoscere ciò che hai e/o ringraziare per averlo? Nulla di tutto ciò, è ovvio.

In realtà ognuno di noi possiede un determinato “tot” di abbondanza  eppure si è portati a risparmiare, a conservare per gli imprevisti, si dice.

Abbiamo la tendenza all’arricchimento, all’accumulo, ma pochi prestano attenzione ad arricchire ciò che davvero scarseggia … Nonostante tutti non tendano a diventare saggi, un antico proverbio cinese sottolinea che: solo il maestro può continuare a dare, poiché la sua ricchezza è infinita e priva di limiti.

 

Suzana Blazevic

Suzana Blazevic

Laureata in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale S. Luigi (Na), ha conseguito il Diploma di Counsellor Centrato sulla Persona, Primo Livello presso L’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona “Anna Gagliardi” (Na), Diploma di Counselor (registrato presso la S.I.Co. ), Diploma di Counselor Filosofico (riconosciuto dalla SICOf e accreditata dalla SICo) presso MetisSoc.Coop. Di Sol. Sociale Onlus (Na) ed un Master inCounseling Filosofico per bambini ed adolescenti presso Metis.Ha inoltre ottenuto un Diploma della Riabilitazione, specializzata nel trattamento del bambino con Paralisi Cerebrali Infantili ed altre forme di lesioni neurologichepresso Centro studi e formazionepermanente “Antoniano” di Ercolano.“Ogni persona che incontri sta lottando con i propri problemi. Sii gentile con lei. Non potrai risolverli al suo posto ma la tua gentilezza forse la incoraggerà a non rinunciare. La tua gentilezza può essere il miracolo che stava aspettando. Spesso, senza saperlo, facciamo veri miracoli.” Charlie Chaplin
A partire da questa affermazione di C. Chaplin, il mio lavoro di terapista della neuro riabilitazione rappresenta una vera e propria immersione nelle problematiche e nelle difficoltà umane, nella malattia e quindi nel dolore e nella sofferenza. Pur non immaginando minimamente che in futuro sarei diventata counselor, per me il lavoro era già un “saper essere in relazione con”, un saper ascoltare e comprendere l’altro. Dal mondo “scientifico” i miei studi si sono spostati in ambito filosofico- teologico, e questo ha aggiunto “un tassello” in più sia per la mia formazione, che per la mia crescita personale, ma soprattutto mi hanno consentito di comprendere sempre di più l’essere umano.