La sentenza del TAR Campania non chiude la partita sul futuro del Punto Nascita dell’ospedale “Immacolata” di Sapri. Al contrario, per il Comitato di Lotta si apre una nuova fase della battaglia, con l’obiettivo di rilanciare la mobilitazione e chiamare a raccolta l’intero territorio del Golfo di Policastro.

Il messaggio rivolto alle istituzioni regionali e locali è chiaro: la difesa del Punto Nascita deve tornare al centro dell’agenda politica e sanitaria della Campania. Secondo i componenti del Comitato, la pronuncia del TAR rappresenta un passaggio importante, ma non può essere interpretata come la fine delle possibilità di intervento per salvaguardare un servizio ritenuto fondamentale per le comunità del comprensorio.

La questione, sostengono i rappresentanti del movimento cittadino, deve essere affrontata oggi soprattutto sul piano delle scelte di programmazione sanitaria. Il mantenimento del Punto Nascita , infatti, viene ricondotto al Piano regionale integrato per la riorganizzazione del percorso nascita e alla possibilità di individuare soluzioni organizzative capaci di rispondere alle esigenze dei territori più distanti dai grandi centri ospedalieri.

Un tema che, secondo il Comitato, assume un rilievo ancora maggiore alla luce dell’uscita della Campania dal piano di rientro sanitario, formalizzata il 27 marzo 2026. Un passaggio che ha restituito alla Regione una più ampia autonomia nella programmazione e nella gestione del sistema sanitario. Da qui la richiesta di un’assunzione di responsabilità politica da parte della Giunta regionale, affinché vengano valutate tutte le strade percorribili per garantire la continuità del servizio a Sapri.

Gli strumenti normativi e le soluzioni già individuate

Il Comitato richiama gli atti istituzionali che, a suo giudizio, costituiscono una base concreta per intervenire. Tra questi, la risoluzione approvata il 21 maggio scorso dalla V Commissione Sanità del Consiglio regionale della Campania, che impegna la Giunta al superamento della delibera regionale n. 418 del 2025.

 

A questo si aggiunge la legge regionale n. 11/2025, con la quale il Consiglio regionale ha riconosciuto all’unanimità Sapri, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese come aree disagiate sotto il profilo sanitario. Un riconoscimento che rafforza, secondo il Comitato, la necessità di adottare misure specifiche per le realtà territoriali che presentano maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari.

La strada indicata è quella della riorganizzazione del percorso nascita secondo una logica di rete e di bacino, soluzione richiamata nell’Accordo Stato-Regioni del 2010. L’obiettivo è individuare un modello organizzativo che consenta di coniugare sicurezza clinica, continuità assistenziale e tutela del diritto alla salute, tenendo conto delle peculiarità geografiche e delle esigenze della popolazione del Golfo di Policastro.

«Una battaglia per il diritto alla salute»

Per il Comitato di Lotta, dunque, non mancherebbero gli strumenti per aprire una nuova fase di confronto istituzionale. La richiesta è che la Regione passi dalle dichiarazioni agli atti concreti, mettendo in campo una soluzione capace di tutelare il presidio ospedaliero di Sapri e le comunità che vi fanno riferimento.

La difesa del Punto Nascita viene presentata come una questione che va oltre i confini del singolo Comune e riguarda l’intero territorio del Golfo di Policastro, chiamato ora a far sentire la propria voce attraverso una mobilitazione straordinaria.

 

Al centro della rivendicazione resta l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. È su questo principio che il Comitato intende fondare la prosecuzione della propria battaglia, chiedendo alle istituzioni di individuare soluzioni concrete per garantire servizi sanitari adeguati anche alle aree periferiche.

La sentenza del TAR, quindi, non viene considerata un punto di arrivo, ma l’occasione per rilanciare l’iniziativa e sollecitare nuove decisioni politiche. Per Sapri e per il Golfo di Policastro, la partita sul Punto Nascita resta aperta. E il Comitato è pronto a tornare in piazza per chiedere che il diritto alla salute trovi risposte concrete.

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