giovedì 29 Ottobre 2020
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On the road – Tutte le strade portano a teatro

On the road – Tutte le strade portano a teatro è il titolo dell’ottava stagione del Nuovo Teatro Sanità.
Il direttore artistico Mario Gelardi in conferenza stampa rivela solo la
prima parte del cartellone, quella che va da settembre a dicembre 2020,
rimandando ai prossimi mesi la presentazione del cartellone 2021, nell’attesa
di una maggiore chiarezza sulla situazione sanitaria.

Il sottotitolo “Tutte le strade portano a teatro” esprime
il senso di un progetto artistico che è anche e soprattutto un progetto di
riorganizzazione delle attività teatrali. Da settembre a dicembre 2020 il
collettivo artistico ntS’ sarà ospitato da alcune prestigiose istituzioni culturali
della città: il Museo Madre, il Teatro Bellini, la Fondazione
di Comunità San Gennaro
che mette a disposizione la Basilica di Santa
Maria della Sanità
, dove andrà in scena il progetto coprodotto con il Teatro
di Napoli
.

«La grande forza del Nuovo Teatro Sanità, in questi anni, – spiega
Gelardi – è stata la capacità di ripensare a livello organizzativo e produttivo
l’attività del teatro. Siamo partiti senza risorse e siamo riusciti ad andare
avanti, creandone. Ma la situazione del Covid-19 ci ha messi di fronte alla
mancanza di spazio, senza cui è impossibile inventarci qualsiasi cosa. L’unico
posto dove avremmo potuto continuare la nostra attività senza problemi era per
strada. Così ci sentivamo, privati del nostro teatro e del nostro lavoro: “per strada”.
Da questa sensazione nasce il titolo della stagione. Ma siamo stati fortunati,
perché realtà più solide della nostra ci hanno accolto per favorire il
prosieguo della nostra crescita culturale. Anche noi, soprattutto, nella
seconda parte di stagione, cercheremo di restituire quanto ricevuto,
permettendo ad alcune giovani compagnie di fare residenza nel nostro teatro.
Questo scambio ha portato i percorsi di molte realtà grandi e piccole – 
che probabilmente sarebbero andate ognuna per la propria strada – ad
incontrarsi e ad incrociarsi, in un produttivo scambio di risorse materiali e
culturali, che è in fondo, un modello di mutuo sostegno messo in atto dalla
città. A dimostrazione che il teatro, a Napoli, è un’unica grande comunità».

Punto di partenza di questa nuova stagione è il Museo Madre, che
il 18 settembre ospita Biografie di artisti sconosciuti (in scena
fino al 20 settembre). Frutto della collaborazione progettuale avviata un anno
fa con la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee della Regione
Campania, il lavoro di Mario Gelardi, realizzato con gli allievi del
laboratorio di drammaturgia, è stato pensato apposta per il luogo che ospita la
rappresentazione. I giovani drammaturghi di “Dramma Lab”, contagiati dalle
atmosfere del Madre hanno ricostruito immaginarie biografie e dialoghi tra gli
artisti, le cui opere abitano le stanze del museo. Vite possibili ma inventate,
interpretate da Vincenzo Antonucci, Luigi Bignone, Ciro Burzo, Gaetano
Migliaccio, Salvatore Nicolella, Enrico Pacini, Carlo Vannini, Chiara Vitiello,
per un numero limitato di spettatori che verrà guidato in un percorso, sempre
diverso ad ogni replica. 

Alla Basilica di Santa Maria della Sanità dal 13 al 18 ottobre va
in scena ‘A freva – La peste al Rione Sanità, regia di Mario
Gelardi, spettacolo coprodotto con il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, che
sarebbe dovuto andare in scena nel corso della passata stagione, ma che è stato
rinviato a causa dell’emergenza Covid. Il lavoro ispirato a La peste di
Albert Camus, nell’ultima riscrittura di Mario Gelardi e Fabio Pisano trae
ispirazione anche delle vicende ultime relative al Coronavirus. Al centro di
questo lavoro, una città isolata dal resto del mondo, nella quale si diffonde
una febbre portatrice di malattia. Questa febbre, a cui gli abitanti del paese
si rassegnano come ad un male ingiustificato, ci insegna che nessuno si può
salvare senza la solidarietà dell’altro. In scena Simone Borrelli, Michele
Brasilio, Ivan Castiglione, Agostino Chiummariello, Paolo Cresta, Carlo
Geltrude, Davide Mazzella, Gaetano Migliaccio, Alessandro Palladino, Beatrice
Vento.

A partire dal 29 ottobre e fino al 13 dicembre, il Nuovo Teatro
Sanità
si trasferisce al Piccolo Bellini, per prendere parte al Piano
Be
, la programmazione realizzata dal Teatro Bellini per andare
incontro alla situazione di necessità attraversata dalle piccole realtà
teatrali. Decidendo di cedere la gestione della sala piccola al collettivo ntS’
e al Teatro Civico 14 di Caserta per 4 mesi, il Bellini ha permesso ai due
teatri di proseguire, pur nell’attuale situazione di difficoltà, nel loro
percorso di crescita artistica.

Dodici i titoli in programma fino al 30 dicembre, di cui quattro presentati dal collettivo nts’. Si parte il 29
ottobre con Quattro uomini chiusi in una stanza di Mario Gelardi
con Ivan Castiglione, Carlo Geltrude, Gennaro Maresca, Alessandro Palladino.Lo spettacolo in scena fino al 1 novembre affronta il tema delle morti di
Stato, indagando l’esile confine che divide la legalità dall’illegalità.

Dal 12 al 15 novembre va in scena La Vacca di Elvira
Buonocore, con Vincenzo Antonucci, Anna De Stefano, Gennaro Maresca,
quest’ultimo anche regista dello spettacolo. La Vacca è una favola
neorealista che è valsa a B.E.A.T. teatro il Premio Dante Cappelletti 2019. Dal
26 al 29 novembre è in programma Plastilina, testo dell’autrice
catalana Marta Buchaca, interpretato da Teresa Saponangelo e Ivan Castiglione
con Vincenzo Antonucci, Mariano Coletti, Giampiero De Concilio, Arianna Iodice,
diretti da Mario Gelardi. Il lavoro ha debuttato al Napoli Teatro Festival
Italia 2020, nell’ambito del progetto Rua Catalana, che ha portato a Napoli tre
testi spagnoli nella traduzione di Enrico Ianniello. Mentre dal 10 al 13
dicembre sarà la volta di BI – Fratelli, tratto dal racconto Due
fratelli
di Bernardo Atxaga, adattato da Mario Gelardi e interpretato da
Arianna Cozzi, Carlo Geltrude, Alessandra Mantice, Salvatore Nicolella ed
Emanuele Valenti, che ne cura anche la regia.

Per questo inizio di stagione, il Nuovo Teatro Sanità ospiterà
solo tre eventi nella piccola sala di piazzetta San Vincenzo. Dal 23 al 25
ottobre Dancecrossing | Modelli Di Mobilità Culturale di
Movimento Danza, progetto di danza contemporanea che promuove la mobilità degli
artisti e delle opere attraverso la presentazione di performance e spettacoli
di artisti sia junior che senior. Dal 20 al 22 novembre sarà la volta di Senza
Sangue
, scritto e diretto da Diego Maht, con Sara Guardascione, Gaetano
Migliaccio, Enrico Pacini. In scena la vicenda di Davide, artista in crisi che
vive nel suo studio e non ha contatti col mondo. L’unica compagnia sono le
allucinazioni dei suoi personaggi incompiuti che lo spronano e lo sfidano a dar
loro finalmente vita. Dal 4 al 6 dicembre si prosegue con Questa lettera
sul pagliaccio morto,
testo e regia di Davide Pascarella, interpretato
da Paola Senatore. Lo spettacolo racconta la storia di una macchinista che
investe con il suo treno un pagliaccio su un monociclo che cammina contromano
sui binari.

Questa lettera sul pagliaccio morto darà il via al progetto di residenze teatrali per giovani  compagnie, che il Nuovo Teatro Sanità ospiterà a partire da gennaio, offrendo il proprio spazio e un piccolo supporto per realizzare le creazioni delle nuove generazioni. L’intento è quello di restituire l’aiuto ricevuto, accogliendo le compagnie selezionate attraverso un piccolo bando. Il titolo della seconda parte di stagione sarà Guest in Sanità. L’ospitalità sarà il filo conduttore del lavoro, e riguarderà non solo le piccole compagnie: il termine guest è utilizzato anche per indicare gli ospiti illustri, quelli che arricchiranno con il loro talento la programmazione della sala di piazzetta San Vincenzo. Il titolo si ispira inoltre a quello che sta accadendo negli ultimi tempi nel quartiere, che ospita artisti come lo scultore Jago e gli street artist Tono Cruz e Mono Gonzalez, i quali hanno scelto la Sanità come luogo dove realizzare le loro opere.

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.
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