martedì 20 novembre 2018
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Contro gli omosessuali in Russia: quando la violenza diventa legge

vladimir-luxuria-arrestataÈ stata fermata dalla polizia il 16 febbraio e rilasciata dopo poche ore l’ex parlamentare transgender di Rifondazione Comunista, Vladimir Luxuria, a Sochi, in Russia, durante le Olimpiadi, mentre sventolava una bandiera con su scritto “È ok essere gay”. Si trovava lì per un servizio con “Le Iene” e per protestare contro la legge russa, approvata il 26 giugno scorso, che vieta la propaganda gay in presenza di minori. «Si tratta ovviamente soltanto di un pretesto per non parlare dell’omosessualità, nel pregiudizio che si possa trasmettere per il solo fatto di discuterne», ha dichiarato Vladimir a proposito della nuova norma. Appena arrivata a Sochi ha postato su Twitter una foto in cui è ritratta con un ventaglio color arcobaleno, con la didascalia “Sono a Sochi! Saluti con i colori della rainbow, alla faccia di Putin!”. Imma Battaglia, presidente onorario di Gay Project, ha poi ricevuto una sua telefonata, le venivano comunicati lo stato di fermo e l’atteggiamento brutale e aggressivo degli agenti, ha richiesto un intervento immediato del ministro Emma Bonino, che a sua volta ha allarmato la Farnesina ed è stata attivata un’unità di crisi. Il caso è stato risolto durante la notte, grazie anche all’intervento del Console italiano in Russia e di due funzionari dell’ambasciata inviati appositamente da Mosca; l’ex parlamentare non sembra aver subito violenze o intimidazioni da parte della polizia, stando a quanto afferma un funzionario della Farnesina, che spiega che è stata trattenuta oltre il previsto per mancanza di un traduttore. 
Il fermo di Vladimir Luxuria si è concluso in tempi relativamente brevi con il rilascio, ma in Russia non tutti gli attivisti LGBT sono stati così “fortunati”: la nuova legge, dal testo volutamente generico, dall’ampia applicazione e con la possibilità di un’interpretazione estensiva, ha la capacità incontrastata di vietare cortei, sfilate, manifestazioni, e di fatto istituzionalizza l’omofobia. Chiunque dovesse, infatti, trovarsi nei paraggi di un evento pubblico che tratti il tema dell’omosessualità, in forza dei nuovi dispositivi, sarebbe punito con sanzioni che vanno dai 5.000 ai 500.000 rubli (da un minimo di 125 euro, fino a un massimo di 12.500 euro). L’Europa ha reagito con sdegno e indignazione, e Milano, gemellata con Cremlino, è insorta con a capo i radicali e ha sospeso il gemellaggio fino a quando non sarà revocata la legge. A seguire, nella scia della protesta milanese si sono inserite anche le città di Torino e Venezia.Putin-gay
Mentre Putin afferma che le minoranze sessuali in Russia sono perfettamente integrate, e che la legge stabilisce esclusivamente il divieto di propaganda gay in presenza di minori, e lo fa per tutelarli dalla diffusione di comportamenti che implicitamente vengono ritenuti anomali e innaturali, Human Rights Watch il 4 febbraio diffonde su YouTube un video  nel quale si vedono alcuni uomini picchiare selvaggiamente dei ragazzi gay.
Igor Kochetkov, presidente della rete LGBT in Russia, sottolinea come queste organizzazioni di impronta neonazista siano coordinate online: nella maggior parte dei casi i loro membri si mettono in contatto tramite social network o tramite chat con dei ragazzi omosessuali, fingendosi interessati a loro, prendono un appuntamento, per poi incontrarli, insultarli, umiliarli e picchiarli, in alcuni casi anche ucciderli. Sono tantissimi in Russia gli atti di intolleranza e violenza, sia psicologica che fisica, nei confronti degli attivisti LGBT. Solo uno tra i tanti esempi è quello di Gleb Latnik, picchiato da un gruppo di omofobi, che si è sentito rispondere dalla polizia, all’atto della denuncia, che è normale essere picchiati se si è gay; in un’intervista un’ebrea lesbica afferma di aver dovuto pagare dei soldi a un ricattatore per il suo silenzio. Pavel Lebedev, arrestato perché sventolava una bandiera gay, sottolinea quanto il regime russo si opponga al principio di tolleranza che dovrebbe essere alla base dei giochi olimpici.
«Le Olimpiadi dimostrano il potere dello sport di riunire gli individui senza distinzione di età, razza, classe, religione, capacità, sesso, orientamento sessuale o identità di genere» – ha detto Ban Ki-moon rivolgendosi al CIO – Comitato olimpico internazionale. Ma in segno di protesta contro gli ultimi avvenimenti, molti capi di stato hanno deciso di disertare la cerimonia inaugurale a Sochi: mancavano il Premier inglese Cameron, il presidente della Repubblica francese Hollande, la cancelleria Merkel e il presidente degli Stati Uniti Obama. Hanno assistito alla cerimonia, invece, lo stesso Ban Ki-moon e il Presidente del Consiglio italiano Letta, che ha voluto essere presente – ha detto – per difendere gli interessi nazionali, come la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024.
Ma da cosa nasce tanto rancore nei confronti degli omosessuali? Come afferma Tanya Cooper, ricercatrice alla Human Rights Watch, l’omosessualità viene paragonata alla pedofilia da questi gruppi di neonazisti, che si sentono in diritto e in dovere, al fine di tutelare i minori, di eliminare i gay. Cosa li spinge a pensare in questo modo?
In fondo anche nella nuova legge, sebbene non vengano perseguite esplicitamente le coppie dello stesso sesso, omosessualità e pedofilia vengono menzionate nella stessa frase, e, di fatto, accostate. Una vittima della violenza si rivolge alle autorità per essere tutelata e si sente dire che è naturale essere picchiati, visto che il proprio comportamento è innaturale. In quest’ottica, il ruolo della giustizia appare rovesciato: sembra che le istituzioni difendano i criminali e gli atti di violenza, più che le loro vittime. In fin dei conti, quando la violenza viene giustificata dalla legge, gli innocenti non hanno alcuna tutela, e a tal proposito mi viene in mente una frase di Martin Luter King, che, benché pronunciata in un contesto differente, è valida in situazioni come questa:
“La cosa più tragica non è la malvagità dei cattivi, ma il silenzio dei giusti”.

Erika Chiappinelli

Redattrice at Linkazzato.it
Erika Chiappinelli, nata a Napoli, laureata in Lingue e Letterature straniere all'Università degli Studi di Napoli L'Orientale, attualmente lavora come guida turistica. Ha trascorso un periodo a Berlino come studentessa Erasmus, al termine del quale ha deciso di tornare nella sua amata Napoli. Si è recentemente avvicinata alla scrittura giornalistica e, appassionata di musica africana e di fotografia, vorrebbe intraprendere la carriera di fotoreporter.