mercoledì 14 novembre 2018
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Obama a Roma “Il Colosseo più grande di un campo da baseball”

WJGI3GNB-1765-kuoH-U1030282770102YuE-568x320@LaStampa.itRoma blindata ieri per la lunghissima giornata di Barack Obama in Italia. Giorgio Napolitano, Papa Francesco e Matteo Renzi,  tre importanti incontri. «L’italia è fortunata ad avere come presidente Giorgio Napolitano», dice, e con lui s’intrattiene più di un’ora; sul tavolo tutti i maggiori temi di politica estera (primi fra tutti l’Ucraina e la Siria) e quelli bilaterali, con particolare attenzione all’economia e la presidenza italiana dell’Unione europea che comincerà a luglio. Napolitano approfitta del lungo colloquio per ringraziare gli Usa del loro appoggio sulla questione marò e chiede un ulteriore supporto. Barack Obama non smentisce il suo carisma positivo, in Italia mostra attestati di stima, incoraggiamento sulle riforme, fiducia sull’Europa. «Yes we can ora vale anche per l’Italia – dice – non abbiamo più alibi e agli italiani dico: non cerchiamo scuse. Dobbiamo cambiare noi stessi». Emozionato dal Papa con cui s’intrattiene più di 50 minuti, dice «Incontrarla è meraviglioso», e lo invita alla Casa Bianca, «Questa sembra una carota ognuna ha un seme, se ha la possibilità di venire alla Casa Bianca, potrà vedere l’orto».  Ed infine chiede, «Pregate per me e la mia famiglia. Sono con me in questo cammino». In conferenza stampa con Renzi, il presidente Usa elogia le “azioni intelligenti della Bce di Mario Draghi, che hanno permesso all’Europa di fare dei passi avanti. E su Renzi si spiega «Colpito dalla sua energia», e ancora, «Credo davvero che Matteo Renzi riuscirà a rendere molto produttivo il periodo nel quale l’Italia avrà l’ importante leadership in Europa». Ma non solo: «Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per educare i giovani e fornire competenza per il lavoro. E’ fondamentale – dice Obama – sostenere i giovani e i disoccupati e so che il governo italiano lo sta facendo». Il premier risponde così: «Obama ha scelto un percorso ambizioso per ricostruire l’economia del suo Paese. Noi abbiamo scelto di usare lo stesso acronimo, Jobs act, per restituire lavoro e spazio ai giovani. Gli Usa sono un modello, ma l’Italia deve fare il proprio compito dando corpo a riforme strutturali». E anche in politica estera Renzi parla di un’Italia che «non è la cenerentola d’Europa».
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