domenica 18 novembre 2018
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“Non ci resta che chiudere”, l’ira dei napoletani

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Foto: Luciana Latte

“Maledetto il giorno che t’ho votato”, “Demagogistris vattene a casa” , “Non ci resta che chiudere”. Sono solo alcuni degli slogan scritti sugli striscioni che stamattina in piazza Municipio a Napoli hanno colorato la protesta – organizzata dall’associazione “Cittadinanza Attiva”-  di cittadini, commercianti e attivisti contro il nuovo dispositivo di mobilità indetto dal Comune partenopeo in vista delle prossime Word Series, che si terranno dal 16 al 21 aprile 2013.  Centinaia di persone hanno gridato il loro disaccordo chiedendo immediatamente l’”azzeramento di tutti i provvedimenti adottati sulla mobilità e il loro riesame di una commissione di esperti”.

Facendo due conti, in effetti, possiamo ben comprendere la drammatica situazione dei negozianti di Chiaia i quali, tra ztl ed il crollo della facciata del palazzo Guevara, sono oramai ridotti all’osso. Il numero dei clienti è sceso tragicamente essendo la strada, quella che era una volta una delle principali arterie di passaggio della città, cuore pulsante del commercio e della movida, chiusa al traffico. Non se la cavano meglio i residenti, non solo i poveri sfollati che hanno abbandonato ogni speranza di rientrare presto a casa propria ma anche tutti coloro che si sono ritrovati costretti a subire un traffico a dir poco imbarazzante nel quartiere in cui vivono. E che dire di tutti quelli che devono recarsi a lavoro? Blindati, chiusi, impossibile spostarsi in auto e pure in scooter.  Non si sa da che parte andare.  Insomma a Napoli si respira un clima di tensione non più ammissibile a cui Palazzo San Giacomo non può fare ancora orecchie da mercante. E sono stati in tanti a puntare il dito contro il primo cittadino, così come in tanti  hanno chiesto le sue dimissioni.

Cosa vogliono i cittadini?
I volantini diffusi durante la manifestazione parlano chiaro: “Immediato piano di protezione civile serio, di cui il sindaco è l’unico responsabile, serio e non basato su una piantina vaga e incomprensibile. Non si capisce – si legge – alla luce dei dissesti verificatisi, quale sia la sorte per via Caracciolo dopo l’America’s Cup. Sorte che al momento la vede imprigionata in una mobilità a singhiozzo, con percorsi e orari priobitivi per definirsi vivibili. Nessuno può assistere inerme all’oltraggio che sta subendo Napoli”.

Ed effettivamente, forse, qualcosa deve cambiare.

 

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Intanto De Magistris ha annunciato in queste ore di aver convocato un tavolo di concertazione per la mattina di sabato 6 aprile con lo scopo di “studiare e discutere le iniziative da mettere in campo” insieme alla I Municipalità ed ai sindacati e di aver già adottato misure per gli sfollati di Chiaia garantendo loro il vitto e l’ alloggio e l’uso del trasporto pubblico per chi è accampato negli alberghi. Inoltre il primo cittadino ha dichiarato di avere l’intenzione di non far pagare ai residenti ed ai commercianti dell’area le tasse di dipendenza del Comune (Tarsu, Cosap, Imu, acqua). Mentre sulla vicenda Coppa America ha sottolineato: ”Era stata decisa l’anno scorso, oggi è un evento al quale non possiamo rinunciare se non pagando una penale forte. Allora dobbiamo fare in modo che essa porti un vantaggio economico-commerciale, turistico e lavorativo”. ”Non ha senso  fare oggi il muro contro muro, contribuire a lesionare l’immagine della nostra città – ha continuato -. Ci  deve essere infatti un motivo per cui Napoli è  l’unica città di Italia in cui vengono più turisti, soprattutto negli ultimi mesi. Allora chiediamoci, forse, perchè non riusciamo a consolidare questa presenza turistica. Lavoriamo tutti in questa direzione. Noi abbiamo dato prova di voler ascoltare e correggere e lo faremo ancora di più nelle prossime settimane, ma la città deve essere unita intorno ad un progetto di città internazionale in cui gli eventi (culturali e artistici e sportivi) siano ordinarietà e non grandi eventi”.

Probabilmente, caro sindaco, prima di parlare di internazionalizzazione bisognerebbe risolvere le nostre “faccende” interne, a cominciare dalle istanze dei cittadini che vivono una condizione di disagio tra buche, sgomberi, spazzatura e traffico da oltre un mese, anzi, ci viene da dire “da sempre”. La Coppa America arriva una volta l’anno,  i napoletani esasperati devono gareggiare e battagliare quotidianamente.
E voi che ne pensate?

                                                                                                                                                                       Massimiliano Notaro