sabato 17 novembre 2018
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Napoli, megavoragine da Chiaia a Pianura: Tra rabbia, paura e pericoli

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La nuova voragine in via Belvedere. Foto: mattino.it

Dopo la sfiorata tragedia del crollo della palazzina alla Riviera di Chiaia, lo scorso 4 marzo 2013, Napoli sembra in preda ad una vera e propria psicosi: infatti dopo l’accaduto inzia a venir fuori il caso dei palazzi a rischio crollo e delle buche stradali.  In meno di un mese siamo già al terzo sgombero.  Dopo la Riviera, infatti, è stata la volta di via Ventaglieri, l’8 marzo, che ha visto sgomberate sei unità per il rischio infiltrazioni in uno stabile. L’ultimo episodio, invece, risale proprio al  20 marzo scorso, a Poggioreale , con altre 34 famiglie napoletane sfollate, in balia degli alberghi, senza cibo e senza coperte. E che dire della voragine apertasi in via Agnano Astroni, la via che porta alle Terme di Agnano. Fino a qualche giorno fa transennata, mentre dal 20 marzo è senza illuminazione stradale e senza segnalazioni mettendo a repentaglio l’incolumità di tanti automobilisti. Dunque è davvero una psicosi? Più volte noi de Linkazzato.it abbiamo trattato la piaga dei fossi che tappezzano la città e sui relativi pericoli ed incidenti che ne scaturiscono. E più volte ci siamo chiesti come mai il problema non venga risolto, o meglio le riparazioni vengono talvolta effettuate (alla buona) ma in men che non si dica buche e voragini si riformano sistematicamente.
Anzi ne nascono di nuove, come l’ultima venuta alla luce in via Belvedere nel quartiere Vomero. Beh, le cose non vanno proprio nel verso giusto dato che  la Protezione Civile del Comune di Napoli ed i Servizi Sociali si sono resi conto della presenza di una sorta di megavoragine che parte da Chiaia ed arriva al quartiere Pianura. Svelato l’arcano! Attenzione, però, ciò non vuol dire che le operazioni di manutenzione da parte del Comune siano eseguite correttamente, quelle restano disastrose ed eseguite “A la sanfrasòn” ugualmente. In particolare, si tratta di un’ampia zona rossa, ma non la fascia che i cittadini identificano sotto il Vesuvio: ora è lo spazio cittadino e consiste di un’area ad alto rischio idrogeologico che abbraccia tutta la superficie collinare includendo Arenella, via Jannelli, Camaldoli, Colli Aminei fino al Vallone di San Rocco, mettendo a rischio crollo, tutti i giorni, la vita di 100mila persone ivi residenti. Le altre zone che vanno da Chiaia a Pianura passando per Agnano corrono il rischio “meno grave” di allagamento, ed in ogni caso i palazzi risentono comunque di problemi di stabilità. Ma non finisce qui: ricordate il terremoto del 1980? Chi se lo dimentica con il suo minuto interminabile di durata, bene perché al centro storico nella zona compresa tra Forcella ed i Quartieri Spagnoli gli edifici sono ancora dissestati, ovviamente a rischio crollo.
Alla luce di queste drammatiche realtà, le zone ad alto rischio a Napoli sono ben otto e la Protezione Civile è in continua ed estenuante allerta. Visto che in Italia vanno di moda le statistiche ed i numeri, ecco i dati dell’allarme idrogeologico partenopeo:

  • Numero sgomberi attuali  39
  • Numero degli sfollati attuali  250

Di questi 250, 205 provengono dal crollo della palazzina di Chiaia, 34 provengono dalla palazzina a rischio di Poggioreale e 6 da via Ventaglieri. Le sventurate famiglie sono state trasferite presso gli Hotel, a Fuorigrotta e Marechiaro, ma con l’avvicinarsi della stagione estiva non potranno restarci a lungo, bisogna dare spazio ai turisti. E le case comunali sono poche, e non possono garantire una copertura completa. Come risolvere il problema? Dove andranno a finire i poveri sfollati? Forse la messa in sicurezza degli edifici dovrebbe essere la priorità dell’amministrazione napoletana in questo momento. Perché si aspettano le tragedie per smuovere le situazioni? La condizione di Napoli è gravissima, è tempo di riconoscerlo non è possibile che i cittadini debbano correre rischi vivendo nelle proprie case, non è possibile che gli stessi stiano letteralmente “in mezzo ad una strada” senza saper dove andare e con l’incertezza del domani. Di chi sono le responsabilità? Perché si è finiti a questo punto? Perché all’improvviso sale alla ribalta il problema dei crolli? E perché in tutti questi anni nessuno se ne è preoccupato? Sono troppi gli interrogativi per i quali i cittadini esigono delle risposte, che forse non arriveranno mai.

 

Bruna Di Matteo