mercoledì 21 novembre 2018
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Impazza il toto ministri: chi viene e chi va e chi resta

poltrone ballerineGiri di valzer molto veloci. Toto ministri che impazza. Chi dice si; chi declina l’invito; chi chiede a gran voce di restare al proprio posto. Questo è il caso del leader del Nuovo Centrodestra Angelino Alfano che con Enrico Letta era sia Vicepremier che Ministro dell’Interno. Alfano non vuole mollare l’incarico di Ministro nonostante la “promessa” di restare al suo posto come vice Presidente del Consiglio e chiede che al suo partito vengano affidati almeno 3 dicasteri (rispetto ai 5 che aveva con Letta). Matteo Renzi, neo premier in pectore vorrebbe invece affidargliene solo 2 più il suo; a rimanere al proprio posto sarebbero Beatrice Lorenzin a capo del Ministero della Salute e Maurizio Lupi alle Infrastrutture. Ma anche per questo ministero i nomi proposti sono tanti e su tutti spiccano quelli di Michele Emiliano, attuale sindaco di Bari, e Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno. Altra richiesta specifica di poltrone viene avanzata anche da Scelta Civica che vorrebbe per sè un paio di ministeri; il più probabile sembra essere quello dell’Istruzione affidato alla parlamentare montiana Stefania Giannini.

Tutte le altre poltrone sono traballanti e le proposte più o meno innovative si sprecano. Renzi ha dovuto però fare da subito i conti con alcuni NO certi, dichiarati e dal notevole peso specifico. Il “sogno proibito” dell’ormai ex sindaco di Firenze era avere all’Economia Romano Prodi che però da subito si è dichiarato indisponibile all’incarico. Altra risposta negativa il quasi neo premier l’ha ricevuta anche dall’amministratore delegato di Luxottica Andrea Guerra che in una nota ufficiale ha smentito la sua presenza nel nuovo esecutivo e la volontà di rimanere quindi in azienda e dal patron di Eataly Oscar Farinetti proposto per il Ministero all’Agricoltura e alle Politiche Agricole. Altro no ma più smorzato è arrivato dallo scrittore Alessandro Baricco che era stato proposto per il ministero della Cultura; questi ha espresso l’intenzione di voler collaborare in futuro con Renzi e la sua squadra ma senza un mandato ufficiale da ministro. Nel frattempo alla proposta di ricevere un ruolo ad hoc, cucitogli addosso, come promotore del Made in Italy nel mondo, Luca Cordero di Montezemolo nicchia.
Al Viminale, al ministero dell’Interno, si disputa la lotta al momento più dura. Angelino Alfano non schioda anche se Renzi fa pressione per posizionare i suoi fedelissimi. Il toto candidati vede in pole position Dario Franceschini– già Ministro in epoca “Lettiana” – e Graziano Delrio. Questi è sicuramente il punto fermo di tutta la squadra; questi se non riuscisse a spuntarla contro il leader di Ncd diventerebbe comunque sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Tutte le altre proposte per gli altri Ministeri sono le più disparate e vanno da nomi strettamente politici a personalità tecniche, come ormai si vedono già da anni.
Nello specifico al Ministero dell’Economia le candidature papabili sono quelle dell’ex ministro per la Coesione Territoriale sotto il governo di Mario Monti Fabrizio Barca (che sarebbe ben accetto anche dall’ala più a sinistra del Pd e da Sel), dell’economista Lorenzo Bini Smaghi, dell’attuale presidente dell’Istat già capo economista dell’Ocse Piercarlo Padoan e di Lucrezia Reichlin ex Bce.
Per lo Sviluppo Economico i nomi sono quelli di Maurizio Martina, ad di Vodafone, il manager Franco Bernabè e l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti.
Alla Cultura i nomi si sprecano. Se Franceschini non dovesse diventare il nuovo Ministro dell’Interno spodestando Alfano potrebbe essere piazzato alla Cultura anche se gli altri nomi in lista sono di tutto rispetto: l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli o il dimesso Presidente del Partito Democratico Gianni Cuperlo.
Il nuovo Guardasigilli potrebbe invece essere il vicepresidente del Csm Michele Vietti, il presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro, il presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick o addirittura c’è che parla di un ritorno sulla sua poltrona di Paola Severino.
A meno di cambiamenti dell’ultima ora per il Ministero degli Esteri e quello dell’Ambiente i nomi sarebbero riconfermati ossia rispettivamente quello di Emma Bonino e Andrea Orlando.
A tenere coesa tutta questa schiera di Ministeri – per ora si parla di 18 di cui 13 col portafogli – Renzi avrebbe studiato la cosiddetta “cabina di regia” ossia una schiera compatta di renziani doc che a Palazzo Chigi, ricoprendo il ruolo di sottosegretari, faranno i guardiani dell’attuazione delle misure varate dal Consiglio dei Ministri.
A breve verrà dato da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il mandato ufficiale. Che sarà di noi – degli italiani – lo scopriremo solo vivendo.

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