lunedì 12 novembre 2018
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Mini IMU: quando, quanto e come pagare

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La casa è ancora il sogno degli italiani?

Si sfiora il ridicolo. “Abbiamo tolto l’IMU”, “La casa è sacra”, “non possiamo togliere l’IMU”, “non abbiamo la copertura finanziaria per cui la tassa sulla casa si paga”: questi e molti altri gli slogan propagandistici, populisti e filo/anti governativi degli ultimi mesi. A chiudere la bocca a tutti è il Ministro per gli Affari Regionali Graziano Del Rio che in una intervista a Sky conferma che la “mini” tassa sulla casa “si pagherà. E’ fuori discussione”.
Viene da tutti definita “mini IMU” perché rispetto a quella pagata lo scorso anno sotto il Governo Monti, quella di quest’anno è l’imposta residuale che si deve pagare ai Comuni dopo la cancellazione dell’originaria IMU e che andrà a precedere di pochi mesi una nuova tassa che ingloberà sia la casa che i cosiddetti servizi indivisibili erogati dai Comuni stessi e che si chiamerà Tasi.
Nello specifico questa porzione di IMU che richiedono i Comuni – sempre più indebitati perché lo Stato centrale non inoltra loro più i soldi e non permette neanche una spesa autonoma di quanto hanno in cassa a causa del Patto di Stabilità – è un rompicapo per commercialisti e CAF a causa delle aliquote non ancora decise, le possibili detrazioni e le sottrazioni da fare.
A pagare saranno i proprietari di immobili “prima casa”. A ciò si aggiungono le pertinenze della prima casa; gli immobili dei coniugi che hanno l’assegnazione della casa dopo una separazioni o divorzio; gli immobili dei soci assegnatari di case in cooperativa; i terreni agricoli e immobili rurali e strumentali; gli immobili delle forze dell’ordine, dei militari e dei vigili del fuoco che possiedono un solo immobile (e ai quali non è richiesto il requisito della residenza).
Gli immobili per cui invece non si è tenuti a versare nulla sono quelli di anziani ricoverati in ospedale, le abitazioni date in comodato ai figli (o comunque a parenti in linea retta), ai lavoratori emigrati all’estero ed ovviamente tutte le abitazioni non considerate “prima casa” per cui si è già pagato a dicembre.
I calcoli sono complicati proprio perché questa è una tassa residuale: partendo dalla rendita catastale dell’immobile, questa va aumenta del 5%; a questo va applicato il moltiplicatore del 160% per arrivare al valore catastale; su questo si applicano prima l’aliquota (0,4%) e la detrazione decisa dallo Stato; quindi si effettua di nuovo il calcolo con le detrazioni e l’aliquota decisa dal singolo Comune. La differenza dei due importi va ridotta del 60% perché quello che tocca ai cittadini è il 40% del risultato di questo rompicapo matematico. Se il risultato è inferiore ai 12 euro si è esenti dal pagamento.
Come si è detto, ogni Comune – a seconda della condizione economica in cui versa – può decidere l’aliquota partendo dall’aliquota standard nazionale del 4 per mille.
A Napoli, il Comune ha deciso di aumentare per questo saldo di IMU l’aliquota al 6 per mille. Sul sito istituzionale www.comune.napoli.it è ben spiegato quali sono le categorie catastali interessate dalla tassa e soprattutto quali sono le tipologie di immobili ai cui proprietari tocca pagare.
La scadenza è fissata al 24 Gennaio. Le modalità di pagamento, rispetto allo scorso anno, sono rimaste invariate: è possibile pagare con il modello F24 (con il codice tributo 3912) o con i bollettini postali e bisognerà indicare che si tratta del saldo per l’anno 2013.

Emanuela Nicoloro