mercoledì 19 dicembre 2018
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C’è vita su Cerere

images-250x300Non si ferma la ricerca della vita nel nostro sistema solare e pare che proprio dall’Italia arrivino prove inequivocabili di tracce biologiche su Cerere, asteroide che per le enormi dimensioni viene considerato un pianeta nano.

La scoperta arriva da un team di scienziati italiani e da un sofisticato strumento in dotazione alla sonda spaziale “dawn”, lanciata nel settembre del 2007 e da due anni in orbita attorno al planetoide.

Durante le osservazioni effettuate tramite lo spettrometro VIR, fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana  (ASI) sotto il tutoraggio dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, hanno portato alla luce la presenza di materiale organico costituito da composti alifatici (composti chimici le cui molecole sono composte da una catena aperta di carbonio).
Queste sostanze organiche possono essere considerate come i mattoni della vita poiché fondamentali come base di processi biologici.

Il veicolo spaziale ha inoltre riscontrato, in una serie di passaggi tra i 4.300 e 325 km dalla superficie, una maggiore concentrazione di materiale organico in prossimità del cratere Ernutet e in minori quantità nelle zone più distanti.

Le ricerche sono adesso rivolte su due ipotesi, da un lato l’idea che tali forme di vita probiotica derivino dall’impatto di un asteroide sulla superficie del pianeta e dall’altra, più accreditata, che siano il risultato di un attività idrotermale dello stesso planetoide.

Maria Cristina De Sanctis dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, in seguito alla scoperta, ha dichiarato : «L’importanza di questa scoperta è data dal fatto che la superficie di Cerere è particolarmente ricca di fillosilicati, che sono sostanzialmente argille, composti ammoniati e anche ghiaccio d’acqua in abbondanza» ed ha poi aggiunto : «Mai prima d’ora avevamo avuto una tale evidenza della presenza di molecole organiche alifatiche su un corpo celeste oltre la Terra da dati di missioni spaziali»

Alla luce di questa strabiliante scoperta non resta che rimanere sgomenti ed attendere nuove testimonianze di questi nostri “nuovi vicini”.