lunedì 12 novembre 2018
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Man Ray a Villa Manin

Noire-et-blanche-1926-privata-Courtesy-Fondazione-Marconi

Noire et blanche 1926

Nella splendida cornice di Villa Manin (Codroipo) in mostra 300 opere che raccontano la straordinaria inventiva di un Man Ray: artista, fotografo, pittore e autore di cortometraggi cinematografici. 

Man Ray è protagonista della mostra in programma dal 13 settembre all’11 gennaio a Villa Manin di Passariano (Codroipo, Udine), a cura di Guido Comis e Antonio Giusa e con la collaborazione della Fondazione Marconi Man Ray – pseudonimo di Emmanuel Radnitzky-  è autore di alcune delle opere più significative del XX secolo, tra cui le celebri fotografie Le Violon d’Ingres, Noire et blanche, ritratti della famosa amante Kiki De Montparnasse, assieme alla scultura Cadeau, divenuta icona del movimento dadaista e surrealista.

Il fitto itinerario tra le opere rende al meglio l’idea della lunga e movimentata carriera di Man Ray tra Stati Uniti, dove nasce nel 1890, e il vecchio continente dove affondano le sue radici e dove sceglie di vivere per un lungo periodo.  Nel 1921 sbarca a Parigi, dove è accolto da numerosi colleghi artisti impegnati, in quegli anni, nelle sperimentazioni dadaiste: lo stesso movimento che affascinò Man Ray e cercò di introdurre, senza successo, a New York.

Nella capitale francese, introdotto dall’amico Marcel Duchamp, conosce le personalità più influenti dell’epoca come André Breton, James Joyce, Gertrude Stein, Jean Cocteau che posarono di fronte alla sua macchina fotografica. Sono quegli gli anni in sperimentò  le rayografie, immagini fotografiche ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile nel corso dello sviluppo fotografico, il procedimento che caratterizzò i seducenti e suggestivi scatti dell’autore.

La mostra è una ricca antologia della vita dell’autore, delle sue opere, dei suoi amori: le sue amanti furono donne forti ed emancipate, protagoniste della loro epoca e degli scatti dell’artista: la celebre Kiki de Montparnasse che incantò la Parigi tra le due guerre, Meret Oppenheim, la musa del surrealisti ed artista a sua volta, la fotografa Lee Miller che fu sua assistente e con cui sperimentò la tecnica della “solarizzazione”, la marchesa Luisa Casati che fu sua mecenate. Ultima, la moglie Juliet Browner, modella che Man Ray conobbe in California nel 1940, dove dovette rifugiarsi dopo aver lasciato l’Europa a causa delle sue origini ebraiche. Sono proprio i ritratti di Juliet a chiudere la mostra; il volto serio e il corpo statuario della donna che fu al suo fianco fino alla morte, avvenuta nel 1976 nella sua Montparnasse.

Chiara Vedovetto

Nata e cresciuta a Mestre, città di rara bruttezza, ho trovato presto rifugio nella vicina Venezia dove ho frequentato il Liceo Artistico, l'università e dove attualmente lavoro. Sono laureata in Storia dell'Arte, musei e mostre sono da sempre il mio habitat naturale (nonostante questo, ho anche degli amici)
Lettrice compulsiva e vorace, scrittrice con perenne sindrome da foglio bianco.