mercoledì 21 novembre 2018
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Il Mammut di Scampia chiude i battenti, addio legalità

foto articolo chiude mammut a scampia

Il Mammut a Scampia. Foto: vita.it

A partire dal 28 marzo il centro territoriale Mammut sospende le sue attività ordinarie in piazza Giovanni Paolo II di Scampia, mantenendo aperta la sede attraverso azioni con minore frequenza come l’ambulatorio di omeopatia,  le giornate di piazza e gli incontri-formazioni  della Mediateca.

Dopo essere riusciti per due anni a non far gravare su nessuno dei servizi destinati ad un centinaio tra bambini, ragazzi e adulti italiani, rom e migranti la totale sospensione di qualsiasi finanziamento pubblico, gli operatori del centro territoriale fermano i giochi in attesa dell’assegnazione dei fondi comunali.

E’ questo ciò che si legge sul sito www.mammutnapoli.org, la pagina web del centro Mammut di Scampia, uno dei pochi presidi di legalità e speranza esistenti in un quartiere capeggiato dalla camorra. Il progetto nacque nel 2007 e nel corso degli anni ha coinvolto numerose regioni quali Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Liguria. L’obiettivo dell’associazione era quello di produrre innovazione metodologica e portare alla rinascita un quartiere difficile mediante l’integrazione di bambini, ragazzi ed adulti stranieri e non.

Motivo dell’imminente fallimento è stata la mancanza di fondi e l’accumulo di una cifra esorbitante di debiti: oltre 50mila euro. I soldi e le convenzioni promessi e ripromessi dal Comune di Napoli non sono mai arrivati e restano tuttora una chimera. Anzi, lo stesso ente ha dichiarato di non avere più denaro da stanziare per la promozione di attività rivolte all’ infanzia e all’adolescenza, senza poi considerare la posizione delle altre istituzioni come quella regionale, che dal 2010 si è completamente disinteressata al “sociale” di Scampia, costringendo il Mammut a sostenersi tramite raccolte fondi e cittadini privati. Mancanze, queste, che hanno visto, durante gli ultimi mesi, la forte riduzione del personale da 20 operatori a 4 e che hanno costretto alla rinuncia della maggior parte delle funzioni essenziali per qualsiasi organizzazione. Ma, come al solito, i conti non tornano: il Comune afferma di non poter finanziare l’organizzazione perché i costi sono troppo elevati, ma paradossalmente ad essere elevate sono le tasse che il Mammut è costretto a pagare. Solo per la TARSU l’associazione versa 2.261 euro l’anno e su ogni euro di stipendio versati agli educatori, l’organizzazione ne deve pagare più o meno un importo uguale in tasse. E’ praticamente un “cane che si morde la coda” il Comune (non) dà ed il Comune toglie, ed alla fine il risultato è il solito : disoccupati – ed in più, questa volta, a fare loro compagnia ci sono 150 ragazzi potenzialmente recuperabili di nuovo allo sbaraglio -. 
Anche Saviano ha urlato la sua indignazione scrivendo su Facebook: “Il Centro territoriale Mammut di Scampia sta chiudendo. Questa notizia è funesta. Il Comune di Napoli aveva promesso aiuti mai arrivati nonostante le esperienze pedagogiche del Mammut siano state fondamentali. L’amministrazione è responsabile della fine di esperienze pedagogiche fondamentali”. Subito sono partite varie raccolte fondi e la stessa associazione cercherà di auto-risollevarsi lanciando una nuova iniziativa denominata “Semi di Primavera”, un sistema di offerte libere, acquisto di servizi, aste pubbliche e sostegno dal basso alle attività di Scampia. Tra i primi appuntamenti la mostra-mercato organizzata per il giorno 22 aprile 2013 alle ore 18,00 presso Intragallery, via cavallerizza a Chiaia n. 57, Napoli. Ma consolatevi in compenso Catleya ha iniziato le riprese del film Gomorra 2, una nuova pellicola che farà della camorra uno dei simboli distintivi di Napoli, insieme a sole, mare, pizza e mandolino. E così andrà a finire, in beffa al valore della legalità che le associazioni in campo tentano di diffondere qutidianamente senza nemmeno l’apoggio delle istituzioni che, ancora una volta, si sono dimostrare troppo distanti dalle esigenze e dai bisogni di coloro che vorrebbero davvero cambiare le cose. 

 

Bruna Di Matteo