lunedì 18 dicembre 2017
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L’Italia in mostra al Convento San Domenico Maggiore grazie all’Istituto Luce

Arriva a Napoli la mostra dell’Istituto Luce aperta sino all’ 11 marzo 2018 al Convento di San Domenico Maggiore che racconta la storia d’Italia e del ‘900 con il materiale più significativo dei suoi vasti archivi.

L’esposizione che ha già riscosso grande successo a Roma come a Buenos Aires, consta di un corpo centrale e di un approfondimento dedicato ad ogni città italiana. Per Napoli l’evoluzione della città viene descritta dagli anni 20 fino ad oggi attraverso vari contributi, che vanno dal famoso viaggio di Hitler a Napoli, passando per i tre video che entrano nei suoni e riti di Partenope, fino ad una grande videoinstallazione, che racconta un inedito Antonio de Curtis dietro le quinte e a contatto con il popolo.

Ad aprire il percorso espositivo è un’immagine di circa sette metri, dove è raffigurata la piazza del Plebiscito: una folla sterminata è riunita in occasione della nascita del principe; militari e cittadini sono accorsi per il lieto evento. Siamo nel 1937. A seguire una videoinstallazione dove sono esposte foto e immagini d’archivio, che raccontano – dagli anni ‘20 fino ad oggi – l’evoluzione della città dal punto di vista sociale, ma anche storico e artistico. Nelle tante immagini una piazza del Plebiscito ancora gremita, che saluta l’arrivo di Mussolini per l’anniversario della storica adunata delle Camicie Nere.

Tra le foto quella del 1928 dei capitani delle squadre di calcio della Roma e del Napoli, che posano in campo, insieme a un’autorità militare e ad altre personalità – tra cui Alessandro Melchiori – mostrando due bassorilievi incorniciati, raffiguranti la Madonna con il Bambino.   

Sono del 1938 le incredibili immagini del viaggio di Hitler a Napoli, che su invito di Mussolini, percorse a tappe le città d’arte più rappresentative del bel paese a suggellare l’eterna amicizia tra le due nazioni “sorelle”. Lo accoglie una capitale del Mezzogiorno addobbata, dove una grande parata navale nelle acque del Golfo mostrerà al Führer la preparazione militare dell’alleata.

A seguire la “Liberazione” americana che filma il popolo in fila, anche per ricevere l’acqua. Volti di riscatto e povertà di un’Italia in bianco e nero. Lontana e vicinissima.

La sezione partenopea continua con una videoinstallazione formata da tre schermi. Un susseguirsi di suoni, “sapori”, facce, nei budelli più nascosti dei vicoli, ma anche tra le tipiche piazze, riti religiosi, di una metropoli, che cambia per rimanere sempre se stessa.

Dura dieci minuti l’imponente video dedicato ad Antonio de Curtis: immagini “rubate” dal set, alcuni momenti intimi, inediti, del Totò attore, che cammina per la strada, immerso tra il popolo o da solo riflette. Stralci anche dal censurato lungometraggio di Mario Monicelli, “Totò e Carolina”. Il Principe della risata ritratto nei suoi cavalli di battaglia, ma anche quando riceve premi e riconoscimenti.

L’istituto  nato nel 1924 come L.U.C.E., L’Unione Cinematografica Educativa, aveva l’obiettivo  di raccontare l’attualità del Paese, della sua società e del mondo attraverso l’ancora nuovo linguaggio delle immagini in movimento, fu ribattezzato con Regio decreto l’anno seguente,e venne presto sostenuto con forza e controllato da Benito Mussolini, che ne comprese e sfruttò le enormi potenzialità divulgative e politiche. Dopo oltre 90 anni e una vicenda che ha accompagnato in parallelo e continuità tutta la recente Storia d’Italia, l’istituto Luce  è diventata oggi la più antica istituzione di cinema pubblico al mondo e, con un archivio di decine di migliaia di filmati e tre milioni di fotografie, un patrimonio di immagini impareggiabile per quantità e ricchezza di temi. Tanto da meritare nel 2013 l’ingresso per il fondo ‘Cinegiornali e fotografie dell’Istituto Nazionale L.U.C.E.’ nel Registro Memory of the World dell’UNESCO. Un bene italiano divenuto bene mondiale.

Grazie ai ‘cinegiornali’ Luce, milioni di cittadini dagli anni ’20 in poi hanno potuto vedere e scoprire per la prima volta città, geografie lontane, popolazioni sconosciute, forme sociali e culturali differenti.

L’esposizione è composta da grandi pannelli organizzati secondo un ordine tematico-cronologico, su cui in più di 20 schermi sono proiettate speciali videoinstallazioni, montaggi realizzati ad hoc di centinaia di filmati dell’Archivio storico Luce. Accanto alle immagini in movimento, più di 500 splendide fotografie dell’Archivio fermano dettagli e momenti significativi, mentre pannelli di testo approfondiscono l’analisi storica e linguistica dei video.

Una mostra che probabilmente meriterà anche più di una visita vista la mole di informazioni ed immagini a disposizione di tutti gratuitamente.

Buona visione!

Mostra aperta al pubblico dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 19.00 – Ingresso gratuito