lunedì 19 novembre 2018
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Le liti di mamma e papà fanno male al cervello del neonato

foto articolo liti e bebè

Le liti fanno male ai bebè. Foto: ansa.it

Le liti tra genitori come è ben noto fanno male: a risentirne non è solo l’armonia di coppia e la serenità familiare ma soprattutto i figli che ne “assorbono” silenziosamente tutta l’ira e la frustrazione scatenate. Dal punto di vista psicologico, i bambini molto piccoli percepiscono gli stati d’animo delle persone che li circondano, soprattutto quelli di mamma e papà, e sono in grado di coglierne le emozioni sottostanti i toni della voce e delle parole. Se le voci in famiglia smettono di essere rassicuranti, i piccoli andranno in crisi perché i genitori non riescono a soddisfare il loro bisogno di protezione e di rifugio. Anche se gli infanti non riescono a capire i motivi del disagio di padri e madri, possono avere paura o diventare ansiosi e agitati, possono sviluppare sensi di colpa, attribuendosi la causa dei litigi e manifestare il loro disagio attraverso incubi notturni o atteggiamenti regressivi che possono interferire sul loro processo di crescita.

Ora tutto questo è dimostrato anche scientificamente. Infatti, secondo una ricerca coordinata da Phil Fisher e Jennifer Pfeifer dell’Università’ dell’Oregon e pubblicata sulla rivista Psychological Science, sembra che i contrasti ed i toni alterati della voce dei genitori siano riconosciuti dal neonato, anche mentre dorme, e ne alterino l’attività del cervello con possibili impatti a lungo termine sul suo sviluppo. In particolare, i bebè esposti ad alto livello di conflittualità in casa mostrano di avere, a livello cerebrale, una reazione più forte ai toni di voce adirati: ed a “sussultare” in risposta alle voci arrabbiate dei genitori sono le aree neurali legate alla regolazione dello stress e delle emozioni. Inoltre, precedenti studi hanno dimostrato che un rapporto molto conflittuale tra padri e madri altera la qualità del sonno dei lattanti. I ricercatori sono giunti a tali conclusioni monitorando e studiando l’attività neurale di 20 bebè dai 6 ai 12 mesi nelle fasi di veglia e durante il sonno. I genitori di ciascuno, invece, hanno compilato dei questionari per misurare il loro livello di litigiosità e conflittualità ed è emerso che maggiore era l’ostilità della coppia, più il cervello del bimbo risultava reattivo all’ascolto delle voci arrabbiate di mamma e papà.
Quindi il cervello dei neonati, anche se non ancora in grado di “capire” cosa i genitori si “urlino” a vicenda, ne risente eccessivamente compromettendo nel tempo la sua maturazione. Il conflitto non è negativo di per sé ed è una condizione naturale nella vita di ciascun essere umano. Litigare è normale e lo scontro può essere anche un momento di crescita e di confronto produttivo. Questo diventa negativo quando è parte integrante nella vita di una coppia e di una famiglia, quando due persone si relazionano solo attraverso il litigio o addirittura è attraverso di esso e solo grazie a lui, che mantengono viva la loro relazione.

 

Bruna Di Matteo