martedì 13 Aprile 2021
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L’Italia e il “divorzio fai da te”

divorzio1Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando nel lontano 1970, esattamente il 1° dicembre, il divorzio veniva introdotto nel nostro ordinamento giuridico. La cosiddetta legge Fortuna – Baslini, dal nome dei due deputati che si batterono per concedere al popolo italiano questo diritto, non fu introdotta senza remore.

Il progetto di legge, infatti, che venne presentato alla Camera nel 1965, scatenò allora l’indignazione della Democrazia Cristiana, uno dei partiti più importanti che faceva parte dello scenario politico italiano, e di altri. Ne seguì una lotta tra le diverse fazioni politiche, tanto aspra da portare ad interpellare direttamente il popolo. Sempre nel 1970, infatti, veniva introdotto dal Parlamento anche il referendum e sarebbe stato proprio questo istituto a decidere le sorti della legge sul divorzio. Gli italiani, il 12 maggio del 1974, furono chiamati a rispondere ad una domanda secca, SI o NO alla sopravvivenza della legge Fortuna – Baslini nel nostro paese, e con ben il 60% dei NO la legge sul divorzio restò in vigore. Il popolo aveva quindi espresso a chiare lettere la sua volontà e nessuno poteva più opporsi. C’è chi considerò questo evento una vittoria, un chiaro segno che l’Italia Unita era cambiata e tale cambiamento doveva riflettersi in primis nelle leggi che la caratterizzavano. E oggi, pur se di tempo ne è trascorso, il divorzio continua a far storcere il naso soprattutto ai cattolici e con il decreto legge 12 settembre 2014, n° 132, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale venerdì 13 settembre 2014, subisce importanti modifiche.

Il decreto in questione, è il primo tassello della riforma della giustizia del Governo Renzi che non solo cambia l’attuale istituto ma getta le basi per il cosiddetto “divorzio breve”. Vediamo nello specifico le novità. La nuova legge introduce “la negoziazione assistita da un avvocato”, ciò significa che chi vuole separarsi, divorziare o modificare le condizioni di divorzio già fissate da un giudice, può rivolgersi ad un avvocato, trovare una soluzione consensuale e chiudere il vincolo matrimoniale in breve tempo. Non è più richiesto dunque l’ intervento del giudice. Fino ad ora infatti, era proprio quest’ultimo a dover verificare l’irreversibilità della crisi coniugale e la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge per concedere il divorzio. Ma pur prevedendo uno snellimento dell’iter giuridico sono stati previsti dei limiti di applicazione al nuovo decreto: la legge non può essere presa in considerazione in presenza di figli minori, con gravi handicap e anche in caso di figli maggiorenni non economicamente autosufficienti. Inoltre è necessario che i coniugi decidano “consensualmente” di separarsi o divorziare e che si trovino effettivamente “in stato di separazione”.

Con la negoziazione assistita quindi, si vuole alleggerire la normativa sulle separazioni, rendere la pratica di divorzio facile, veloce e soprattutto economica. Gli ex marito e moglie non saranno più costretti a depositare gli atti per la separazione consensuale in tribunale, e poi successivamente comparire all’udienza presidenziale. Basterà prendere appuntamento con un avvocato che provvederà a mettere per iscritto l’accordo raggiunto, farlo sottoscrivere alle parti e autenticare le firme. Entro dieci giorni poi (pena una sanzione che va da 5 a 50mila euro) il legale dovrà trasmettere una copia autenticata del “contratto” con tutte le certificazioni necessarie, all’ufficiale di stato civile del Comune dove il matrimonio è stato iscritto o trascritto. È evidente che questo nuovo istituto giuridico ha gli stessi effetti della “vecchia sentenza emessa dal giudice” e i 3 anni necessari per chiedere il divorzio si calcolano dalla data dell’accordo stipulato.

Ma c’è di più, un’ulteriore ipotesi prevista dal governo è quella di saltare l’incontro con il legale e permettere ai coniugi di porre fine alla loro unione recandosi direttamente dall’ufficiale civile del Comune dove il matrimonio è stato iscritto e formalizzare l’accordo. Ovviamente anche questa ipotesi prevede dei limiti, gli stessi della negoziazione assistita e in più è necessario che il compromesso raggiunto dagli ex consorti non contenga patti di trasferimento patrimoniale. Questa novità però, potrà essere operativa solo a seguito della legge di conversione del decreto.

Per quanto riguarda i tempi di attesa tra separazione e divorzio, al momento tutto resta uguale, dunque è necessario attendere 3 anni, tempo però che verrà drasticamente ridotto se passerà il disegno di legge sul “divorzio breve”, in tal caso da 3 anni si passerà a 12/6 mesi. E così il “finché morte non vi separi” tramonta definitivamente…

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